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Consiglio Europeo e G7 straordinario. Lavori in parallelo

Foto Wikipedia - Di JLogan - Opera propria

Ciascuno dei due meeting ha prodotto un documento finale di indirizzo politico, i cui toni ricalcano le fosche tinte della crisi bellica in corso.
Il documento redatto dal Consiglio Europeo consta di 10 punti, il primo dei quali afferma fin da subito che “l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina viola palesemente il diritto internazionale”: constatando come la Russia stia dirigendo attacchi contro la popolazione civile, colpendo beni di carattere civile (ospedali, strutture mediche, scuole e rifugi). Immediato, al quinto rigo del documento, l’appello all’immediata cessazione di tali crimini di guerra, i cui responsabili e i loro complici “saranno chiamati a risponderne in conformità del diritto internazionale”. Gli Stati europei ritengono -inaccettabili- l’assedio di Mariupol e delle altre città ucraine e il rifiuto dell’accesso umanitario da parte delle forze militari russe.

Ne consegue la ferma esortazione alla Russia a “rispettare pienamente gli obblighi che le incombono in virtù del diritto internazionale, ivi compresi il diritto internazionale umanitario, e a conformarsi alla recente ordinanza della Corte internazionale di giustizia”.

Al punto 3, il Consiglio europeo -esige- che la Russia “ponga immediatamente fine alla sua aggressione militare nel territorio dell’Ucraina, ritiri immediatamente e senza condizioni tutte le forze e le attrezzature militari dall’intero territorio dell’Ucraina e rispetti pienamente l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale”.

Il Consiglio ricorda, quindi, che l’Unione europea continuerà a fornire sostegno politico, finanziario, materiale e umanitario all’Ucraina, e che non arretrerà di un solo passo nella strada di sanzioni imposte all’aggressore russo. A tal fine, sollecita la “cessazione totale di qualunque tentativo di aggirare queste sanzioni o di aiutare la Russia con altri mezzi trasversali”. Per quanto riguarda la massiccia macchina degli aiuti umanitaria e della prima accoglienza ai profughi, predisposta alle frontiere con l’Ucraina, il Consiglio invita tutti gli Stati membri a “intensificare gli sforzi con immutato spirito di unità e solidarietà” e invita la Commissione ad “adottare ogni iniziativa necessaria per agevolare tali sforzi, compresa la rapida elaborazione di nuovi piani di emergenza tesi utili a fronteggiare anche le prossime esigenze a medio e lungo termine”. Sul piano strettamente tecnico, i leader del Consiglio Europeo rimarcano la determinazione dell’UE a “garantire flussi continui e ininterrotti di energia elettrica e gas verso l’Ucraina”, sulla scia dell’ottimale sincronizzazione delle reti elettriche ucraine e moldove con quelle dell’UE, che rappresenta un risultato operativo considerevole perché dimostra che “il nostro e il loro futuro sono ormai interconnessi”. Accanto al flusso di energia, il Consiglio non dimentica la necessità di garantire la sicurezza degli impianti nucleari ucraini, e a tal fine richiede il totale sostegno dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Terminata l’analisi della situazione, il Consiglio afferma la totale disponibilità europea alla “ricostruzione di un’Ucraina democratica, sviluppando un apposito fondo fiduciario di solidarietà per l’Ucraina”, cui invita anche gli altri partner internazionali a parteciparvi, con la prospettiva di una prossima specifica conferenza internazionale.

Il G7, invitato a riunirsi a Bruxelles dal Presidente tedesco di turno, ha da parte sua emanato un comunicato ufficiale conclusivo che ribadisce la totale condanna dell’aggressione russa, e la determinazione a seguire la risoluzione ONU del 2 marzo 2022, restando al fianco della schiacciante maggioranza della comunità internazionale a tutela di Kiev. I leader del G7 plaudono all’intervento della Corte Criminale Internazionale, che ha deciso di perseguire Putin per quanto sta facendo ai danni degli ucraini. Inoltre, se da una parte invitano Putin a “ritirare immediatamente le sue forze militari dai territori illegalmente occupati”, dall’altra intimano alle autorità bielorusse di “evitare ulteriori escalation militari contro l’Ucraina, privando così Mosca del proprio appoggio”, sollecitando ogni altro Stato a farlo. Il G7 ribadisce altresì la sua linea dura sottolineando la propria determinazione nell’imporre dure conseguenze alla Russia, partendo dalle sanzioni economiche e finanziarie ma presagendo fin d’ora “ulteriori nuove misure di repressione”.

Allargando poi i timori europei sul rischio atomico alle altre minacce di guerra alternativa, come gli attacchi biologici e chimici, il G7 ricorda gli obblighi sottoscritti da Mosca in molteplici contesti volti al bando globale di simili armi improprie, nonostante il “comportamento malizioso” (definito esattamente così, nel comunicato) e la “costante impropria campagna di disinformazione contro l’Ucraina”, la cui resistenza viene definita -eroica- ed esemplare per quanti perseguono la “resilienza democratica”.