In evidenza

E’ ora di puntare al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”

Sono anni durissimi. Il mondo non si è ancora liberato dal drammatico conteggio dei morti quotidiani per Covid19, ed è costretto a fronteggiare le tragiche, angosciose immagini di stragi, distruzioni e fughe disperate provenienti dall’Ucraina. Orrori che proseguono, nonostante le pressioni internazionali per indurre l’invasore Putin ad abbandonare l’idea di soggiogare un Paese sovrano e ad avviare una reale trattativa di pace. La reazione europea e occidentale questa volta è stata adeguata. Una forte determinazione ed una sostanziale compattezza, unite allo spirito eroico dei cittadini ucraini, hanno tolto ai russi l’illusione di poter chiudere il conflitto in pochi giorni. Ora si stanno lentamente creando le condizioni per un accordo di pace, anche se a prezzo di migliaia di morti, dall’una e dall’altra parte. Ci auguriamo che prevalga un minimo di ragionevolezza.
La vicenda ucraina ci sta fornendo una serie di indicazioni, delle quali l’Europa sta facendo tesoro e dovrà farne sempre di più nei prossimi anni. In primo luogo, i comportamenti dell’autocrate russo hanno svelato la palese inconsistenza degli argomenti dei suoi molti ammiratori, non solo nostrani, ma presenti in molti paesi europei. La maglietta sventolata per umiliare Salvini vale più di cento editoriali. Non si può dire “scambierei Mattarella con Putin” o “Putin è il migliore statista del mondo”, come hanno fatto il leader del nostro centrodestra, e pensare di non pagare oggi un prezzo politico salatissimo.
Ma la vera lezione per l’Europa è un’altra. L’Unione Europea è troppo grande e troppo ricca per dipendere da altri, sia dal punto di vista energetico che da quello militare. Men che meno se questa dipendenza è da regimi dittatoriali. Serve un piano energetico alternativo che andava già pensato dal 2014 dopo la prima invasione della Russia in Crimea. Ma non è giusto neanche dipendere dai propri alleati, se non si vuole diventare vassalli. Negli anni passati i singoli Stati hanno perseguito ciascuno il proprio particolare interesse, secondo la rispettiva logica, troppo spesso concorrenziale con quella degli altri.
Ora quel tempo è finito, il conflitto ucraino lo ha definitivamente chiarito. La politica estera e la difesa comune sono una priorità non più derogabile (bene l’approvazione dello Strategic Compass).
L’emergenza ucraina ha palesato anche l’urgenza di una modifica del funzionamento dell’UE perché non è più pensabile che su scelte delicate e tempestive sia sempre necessaria ancora l’unanimità di voto.
I fiori nei cannoni rimangono una splendida utopia, ma la lezione della storia ci impone di essere realisti. E ci impone di portare avanti con impegno i processi politici di integrazione. Puntando al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, del quale i fondatori del socialismo italiano, Turati in testa, parlavano già a fine Ottocento, e che rimane ancora il nostro obiettivo più ambizioso.
Un’Europa solidale, inclusiva, equa, meno burocratica e più vicina ai cittadini, nella quale gli interessi generali prevalgano su nazionalismi e spinte tribali. In questo processo decisivo sarà anche il contributo delle famiglie europee democratiche: socialisti, popolari e liberali. In particolare la nostra famiglia, il Partito Socialista Europeo, dovrà, già dal prossimo congresso di Berlino, elaborare proposte che guardino al futuro, ad un nuovo modello di società pronta alle sfide che ci attendono, a partire dalla lotta alle disuguaglianze e alle nuove e vecchie povertà indotte da una ormai cronica globalizzazione esasperata.

 

Luigi Ioro

Coordinatore della Segreteria Psi