“Da 25 anni assistiamo al declino dell’Italia, e nessuna delle riforme fatte finora si è rivelata utile a migliorare la nostra situazione”: così ha esordito Elsa Fornero aprendo l’ultima delle tavole rotonde dedicate al PNRR svolte a Torino, negli spazi restaurati del collegio postuniversitario Carlo Alberto di piazza Arbarello. “Negli ultimi anni sono stati molti (troppi) i richiami delle istituzioni internazionali affinchè l’Italia approntasse serie riforme, ma quelle davvero realizzate si sono rivelate insufficienti” – ha continuato la Fornero – “Perché firmare una riforma è sempre frustrante se, appena trascorsi 15 giorni, ci si accorge che quella riforma non serve più a niente”. Un incipit non certo roseo, quello della già ministro del lavoro e delle politiche sociali e titolare di una delle più contrastate riforme pensionistiche della storia italiana; incipit che ha colorato di tinte alquanto fosche l’intero dibattito di lunedì 17 ottobre, che avrebbe voluto considerare le prospettive di successo del prossimo governo nell’adempiere al PNRR. Tra gli altri relatori sono intervenuti anche Francesco Profumo (già ministro dell’istruzione e attuale presidente della Compagnia di San Paolo), Alberto Saravalle (esperto ministeriale di affari europei e docente di diritto europeo a Padova), e Carlo Stagnaro (saggista e direttore didattico dell’Istituto Bruno Leoni). Chiamati a trattare delle sorti del PNRR alla luce dell’ultima tornata elettorale e del prossimo esecutivo, tutti hanno accolto il tema centrale proposto dalla Fornero: “Quando si parla di riforme si parla di politica economica, e quindi non ne basta solo una quando è invece necessario cambiare l’intero sistema paese, insieme l’atteggiamento umano su cui si fonda questo sistema. Non esistono riforme a costo zero, né in termini di bilancio né in termini di investimento personale ed etico”. Per Elsa Fornero, insomma, “il PNRR è importante proprio per il suo contenuto riformistico, ma ogni nuovo governo dovrebbe curarsi di non affossare nè cancellare il lascito del governo precedente, perché questo continuo cancellare e ripartire da zero è deleterio per il Paese”.
Le fa eco Francesco Profumo, per cui non solo “a livello politico non si parla mai di governance del sistema”, ma ritiene “scandalosa l’approssimazione con cui a Roma fanno governance: ogni ministero, cioè, lavora in maniera approssimativa. Da ingegnere mi sono accorto che il sistema stesso è a dir poco disorganico, e questo porta a lavorare male”. Quale sarebbe allora la sua ricetta per migliorare la situazione? “Bisognerebbe iniziare col fare un pò di ordine: se il il paniere delle facility richiesto dal PNNR consta di norme, competenze, sostenibilità, progetti e risorse, nessuno può anche solo sperare di portare a compimento tutto il piano lasciando indietro anche solo uno di questi cinque temi”. E su Draghi, il commento di Profumo è cristallino: “Dopo il voto di settembre la macchina riformistica è stata interrotta. Nei palazzi romani dicono che sia tutto letteralmente bloccato. Draghi sapeva guidare bene la macchina, e ora bisognerà valutare l’abilità del prossimo pilota”. Un altro cruccio dell’ingegner Profumo sta poi nel constatare che “il vero rischio congenito del PNRR è che non saremo in grado di spendere tutto quello che ci è stato elargito: il nostro Paese ha sempre investito male i fondi europei, a causa di un’incapacità strutturale di spesa tipicamente italiano”.
Da parte sua, il professore Saravalle ha poi sottolineato che “il PNRR è una sorta di contratto con obiettivi quantitativi e traguardi qualitativi predeterminati. Per rispettare i primi e conseguire i secondi è necessario procedere subito con due riforme orizzontali e parallele: quella della giustizia e quella della pubblica amministrazione. Finora abbiamo rispettato il cronoprogramma, adesso staremo a vedere”. Conoscendo approfonditamente tanto le relazioni europee quanto le lacune italiane, Saravalle ha rimarcato che “il prossimo ministro della pubblica amministrazione avrà il suo bel da fare, ma non solo lui. Serve una nuova legge sulla concorrenza, sulle fonti di energia rinnovabili, sul welfare, sulla contabilità pubblica, sulla spending review e sulla scuola: chi non riuscirà a farlo avrà il grande onere di dover poi spiegare ai cittadini perché non ci è riuscito”. Senza alcuna parafrasi, e con il piglio tipico dell’accademico, Saravalle afferma: “Sarebbe molto difficile camuffare una sconfitta politica del governo che non porterà a termine il PNRR”.
L’intervento dell’ingegner Stagnaro non cancella i rumori di fondo: “Del PNRR bisogna valutare quattro specifici aspetti: un aspetto grandemente sopravvalutato, un altro molto sottovalutato, un altro ancora del tutto ignorato e l’ultimo letteralmente perverso. Il primo aspetto, che finora ha avuto un’attenzione esagerata, è quello dei 191 miliardi di euro spalmati su 5 anni, cifra in realtà ben meno ridondante di quanto non sia stata rappresentata finora; l’aspetto troppo sottovalutato è quello riformistico, perché l’Italia non è capace di riformarsi: la crescita a lungo termine si basa, infatti, sulle riforme a medio e lungo termine, e non solo sugli investimenti”. Se fin qua la denuncia non fosse apparsa abbastanza lucida, continuando nelle proprie dichiarazioni Carlo Stagnaro non lascia più alcuno spazio all’esitazione: “L’aspetto completamente ignorato del PNRR è che esiste uno stretto legame tra riforme e crescita reale, c’è un nesso temporale per cui sono richieste prima le riforme e poi gli investimenti: ma questo sembra del tutto sconosciuto alla politica italiana. Infine, l’aspetto perverso del PNRR è quello tipicamente italiano del ridursi a dover inventare di sana pianta nuove spese pur di riuscire a spendere l’intero budget: un circolo vizioso in cui l’Italia è davvero maestra incontrastata”.
Quando il moderatore, l’economista e docente Giorgio Barba Navaretti, prova a risollevare gli animi chiedendo ironicamente ad Elsa Fornero come e se riuscirà il prossimo governo a disinnescare la “tanto vituperata Riforma Fornero”, la risposta della professoressa rivela l’inflessibilità e il rigore del suo convincimento: “Abbassare l’età pensionabile è nocivo per il nostro paese” – dichiara l’ex ministro – “Dopo la Grecia, l’Italia è il secondo paese europeo con il più alto tasso di disoccupazione. La Legge Fornero si disinnesca solo migliorandola: bisogna creare più lavoro ed evitare il pensionamento anticipato, che è un’opzione fallimentare. Per questo le attuali proposte della destra sono raffazzonate e dissennate, e perciò molto pericolose”.
Chiamato a concludere il dibattito col proposito di lasciare almeno un lumicino di speranza acceso, Francesco Profumo ribadisce che “il vero problema sta nella governance, che è fatta di persone, ed è dunque necessario riformare la pubblica amminstrazione riformando prima le persone che la compongono. Brunetta ha fatto tanto, ma a mancare ancora oggi è la completezza di disegno. Senza questo prerequisito, la P.A. diventerà rifugio per gente di scarsa qualità. Ed è l’ultima cosa di cui il nostro paese ha bisogno”.
Fornero: “La destra ha proposte dissennate e molto pericolose”