Il tema del calo demografico e della denatalità del Bel Paese è una bomba ad orologeria. Se non si taglia il filo giusto, quello che permette di disinnescare l’ordigno, il rischio reale è che entro il 2050 la popolazione attiva si riduca tanto da mettere a repentaglio la produttività e la sostenibilità del sistema delle pensioni. Mancano meno di 27 anni per invertire il trend negativo delle nascite e il tema non può lasciarci indifferenti.
La denatalità è una piaga suppurata che nessun politico ha voluto affrontare con la necessaria attenzione e programmazione. Se da un lato lo stato sociale non ha aiutato le famiglie e l’emancipazione femminile, dall’altro si è ritenuto che la parità di genere e responsabilità tra uomo e donna o il bilanciamento tra vita e lavoro fossero elementi di poco conto. Oggi, invece, siamo consapevoli che tutte queste concause, e altre ancora, hanno contribuito alla denatalità degli anni precedenti, riducendo di molto il numero delle donne in età fertile.
L’assenza di dibattito sul tema
La politica delle emergenze, tipica dell’Italia, sembra interessarsi al tema in prossimità dei rapporti ISTAT, per poi confinarlo nell’oblio fino al nuovo anno. Il sistema Paese dovrebbe imparare a programmare per tempo interventi strutturali e necessari al mantenimento della natalità; questo vale sia a livello nazionale che regionale.
Premessi i numerosi e possibili sostegni alla natalità che il sistema Paese potrebbe adottare, il dibattito e le proposte pratiche sul tema scarseggiano. Tutto ciò è sinonimo di una realtà sociale che vede nei 40enni dei giovani, mentre la natura ci ricorda che alcuni limiti biologici esistono e restano come monito del carpe diem.
I tanti problemi delle coppie
Sono molteplici i problemi dei giovani under 40 che possono variare dal macro, crisi geopolitiche legate alla guerra o al cambiamento climatico, al micro, instabilità economica. Senza andare troppo per il melodrammatico basti pensare come una coppia di giovani, che per il lavoro ha lasciato la città di origine, incontri indicibili e moderne difficoltà alla natalità.
Da un lato, pur avendo il lavoro, vi è un potere di acquisto che non aumenta da oltre 30 anni, dall’altro la crescita vertiginosa dei costi necessari alla sopravvivenza, la riduzione dei servizi dello stato sociale e un’inflazione pari al 10%.
Poi ancora l’affitto di una casa, tema annoso. Se da un lato lo Stato ha abbandonato l’edilizia pubblica, dall’altro non ha calmierato gli affitti e non ha tutelato i locatori (possessori del bene casa); con la conseguenza che coloro che affittano, a causa della cosiddette “occupazioni abusive” cavalcate da certa stampa scandalistica, propongono contratti brevi o preferiscono tenere la casa chiusa. E poi come non citare gli spropositati, anche questo tema noto, canoni di affitto.
Da ultimo, altro tema non meno importante, è l’aumento vertiginoso del costo del denaro che oggi ha portato i tassi d’interesse sul mutuo al 5%. Anche in questo caso, si dovrebbe prevedere una misura cuscinetto che riporti i tassi a livelli “economicamente sostenibili”. Queste sono solamente alcune delle tematiche che frenano la natalità del Paese, e ancora molto ci sarebbe da scrivere sul tema.
Il lavoro dei socialisti: Famiglie e politiche per la natalità
Ma basta piangere sul latte versato. Noi socialisti, noti per la nostra fattiva progettualità e volontà di azione a favore della comunità, non siamo certo facili allo scoraggiamento. E’ anche per questo motivo che tutte le forze “vive e sensibili” al tema sono invitate a collaborare al gruppo di lavoro “famiglie e politiche per la natalità”, inaugurato il 21 marzo u.s. dalla segreteria nazionale.
Il coordinatore del tavolo, il compagno Antonio Catania, invita tutti a far pervenire la propria partecipazione all’indirizzo psiantoniocatania@gmail.com entro e non oltre il 15 maggio 2023.