Anche questa volta in Francia l’ascesa al potere della Le Pen è rinviata a data da destinarsi. Alla destra xenofoba e sovranista di matrice fascista è stata preclusa la vittoria dal “Nuovo Fronte Popolare”, un rassemblement di forze di sinistra (Le France Insoumise, Parti socialiste, Verdi e Parti communiste) e dal presidente uscente Macron che ha sensibilmente incrementato i consensi a distanza di un mese dalle elezioni europee. Dunque, il NFP è il cartello elettorale che ha realmente vinto le elezioni. Il suo programma è stato comprensivo ed esaustivo considerato dai proponenti “Pas Negociable”.
Le coordinate fondanti del programma sono state: massimo del sostegno al reddito, aumento del salario minimo a 1.600 euro mensili netti (da gennaio 2024 a 1400), un prezzo calmierato per i beni di prima necessità e per il carburante. Nel lungo termine, un piano per costruire un milione di alloggi popolari in 5 anni.
Altro punto programmatico avanzato è l’abolizione della contestata riforma delle pensioni di Macron che prevede un innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni. Provvedimento approvato senza il voto dell’assemblea nazionale, legge che ha avuto violente proteste.
E ancora cambi di direzione anche in merito all’agenda internazionale. Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente, il programma parla di «massacro terrorista» da parte di Hamas in modo chiaro, chiedendo un immediato cessate il fuoco a Gaza e il riconoscimento dello Stato di Palestina, sulla scia del riconoscimento del governo spagnolo.
In merito al conflitto in Ucraina sembra passata la linea dei Socialisti, che intendono continuare ad appoggiare Kiev anche fornendo armi e aiuti ma con una prospettiva a breve termine di pace.
Cosa succederà nelle prossime settimane? È chiaro che se è vero che Macron ha colto un indubbio successo con la sua mossa azzardata di sciogliere l’assemblea nazionale, è tuttavia altrettanto vero che la sua figura ne esce comunque ridimensionata. Le sue politiche di governo (pensioni, etc) sono avversate unanimamente sia dal NFP che dalla destra estrema. Vero anche che, con gli attuali numeri e sotto la pressione di una certa elitè, Il NFP non potrà governare il Paese. Mélenchon reputato troppo estremista, Hollande che pure ha già annunciato il suo diniego a salire al potere, non avrebbe il benestare di Mélenchon che sconfesserebbe anni di opposizione proprio all’ex Presidente, la nuova stella socialista Raphael Glucksmann attivista dei diritti umani, allievo del filoso Bernard-Hénri Levy, fuorigioco per le sue dichiarazioni troppo europeiste in una nazione troppo nazionalista.
Spetta al presidente della Repubblica affidare l’incarico a un nuovo premier per la formazione del governo sulla base di una maggioranza parlamentare.
Gli scenari possibili sono tre. Un primo scenario potrebbe essere la nascita di un esecutivo di minoranza che avrebbe però grosse difficoltà ideologiche i tra blocchi contrapposti. In tal senso il Jean-Luc Mélenchon rivendica, Emmanuel Macron ci proverà.
Il secondo potrebbe vedere una divisione tra Verdi-Socialisti da un lato e la sinistra radicale di Mélenchon dall’altro che potrebbero separarsi se i primi aderissero ad una maggioranza diversa insieme al blocco centrista Ensemble del presidente Macron e ai Repubblicani non alleati di Le Pen. L’ipotetica coalizione di larghe intese sul modello di quella che al Parlamento Europeo ha sostenuto la Commissione di Ursula Von Der Leyen potrebbe contare su 296 voti, 7 in più della maggioranza assoluta.
Il terzo e ultimo scenario, quello più affascinante, sarebbe incaricare la leader dei Verdi, Marine Tondolier, tra le protagoniste della vittoria del NFP, che eviterebbe pulsioni di annessione o distinguo nel campo della sinistra e tra le fila del PS. Un governo inoltre, sostenuto da un drappello di parlamentari “volenterosi o costruttori per ricordare le vicende passate di casa nostra” per gestire la transizione delle olimpiadi e per gestire gli affari correnti del Paese. Ai posteri l’ardua sentenza.