In evidenza

Dal Governo un attentato alla dignità della professione legale

L’avvocatura italiana è in rivolta dopo l’approvazione al Senato dell’ennesimo Decreto Sicurezza. Quello che il Governo presenta come un pacchetto di misure per l’ordine pubblico, è in realtà un vero e proprio attentato alla dignità della professione legale.
Al centro della contesa non vi è solo l’inasprimento delle pene, ma una visione della giustizia punitiva e liberticida.
Come altrimenti giudicare l’introduzione di un contributo economico di circa 600 euro destinato agli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario?
Questa misura, fortemente connotata ideologicamente, punta a trasformare il difensore in un “agente del governo”: il compenso verrebbe erogato solo ad esito della partenza del migrante, creando un pericoloso incentivo economico affinché l’avvocato spinga il proprio assistito ad abbandonare il Paese, rinunciando potenzialmente a legittime richieste di protezione o asilo.
Bene hanno fatto le Camere Penali a denunciare come tale previsione sia incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense, sottolineando che “l’avvocato non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve assistere il proprio cliente in piena libertà e indipendenza.”
Altra novità fortemente discutibile riguarda il rinvio della pena per le donne incinte o madri di bambini piccoli, che da obbligatorio diventa facoltativo, con la conseguenza, per essere chiari, che aumenta significativamente il rischio che molti neonati trascorrano i primi mesi di vita in ambiente carcerario.
Al cospetto di tali norme, l’Organismo Congressuale Forense e l’Unione Camere Penali hanno già deliberato lo stato di agitazione permanente per censurare l’uso del diritto penale come strumento di controllo sociale, e sono state proclamate giornate di astensione dall’attività giudiziaria penale in tutta Italia.
Il PSI, del pari, contrasta con convinzione un disegno che mira a un drastico arretramento nella tutela di diritti umani fondamentali e inviolabili, e si unirà in tutte le sedi alla protesta di quanti invocano un ripensamento radicale del provvedimento in sede di conversione alla Camera.

 

Luigi Diego Perìfano
Responsabile Giustizia PSI