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E la chiamano estate. Il calvario dei docenti precari

L’estate 2026 scorre tra alte temperature, il caro carburanti e una situazione economica ormai insostenibile. Il Governo continua a ignorare i reali problemi del Paese, trincerandosi dietro una spicciola propaganda, molta demagogia e poche risposte concrete. Nel frattempo si consuma, nel disinteresse generale, l’ennesima beffa ai danni di una categoria di lavoratori sempre più vituperata e maltrattata, costretta a rincorrere gli eventi e le iniziative scellerate di un sistema sempre più ostile.

Le migliaia di insegnanti precari, “licenziati in tronco il 30 giugno” per la scadenza del contratto, si ritrovano a dover fare i conti con il nuovo e – si spera – momentaneo stato di disoccupazione, che porta inevitabilmente a una situazione di profondo disagio economico e sociale. Soli nell’insicurezza, si trovano ad affrontare una miriade di problemi e incognite: dall’erogazione del TFR dell’anno precedente alla domanda della NASpI che tarda ad arrivare. Quando va bene, si raccolgono solo le briciole.

L’indennità di disoccupazione, infatti, viene “elargita” a singhiozzo, mettendo a dura prova i lavoratori e le famiglie che contano su quella manciata di denaro per arrivare a fine mese.

Come se non bastasse, i docenti sono sottoposti a ulteriori, soffocanti incombenze per assicurarsi quel poco che passa il convento: file lunghissime ai centri per l’impiego per sottoscrivere percorsi di reinserimento nel mondo del lavoro (quando un impiego, seppur precario, in realtà lo avrebbero già) e l’iscrizione obbligatoria a corsi che nulla hanno a che fare con il loro profilo professionale, spesso caratterizzati da un livello culturale e formativo mediocre che non apporta alcun beneficio reale.

Viene a questo punto da interrogarsi: cosa c’è dietro questa enorme macchina organizzativa alimentata dal denaro dei lavoratori e dei contribuenti? Che senso ha e, soprattutto, quali benefici può arrecare a professionisti che a settembre, nella maggior parte dei casi, riprenderanno servizio a scuola? In quest’ottica, appare necessario un intervento risoluto da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, d’intesa con il Ministero del Lavoro, volto a regolamentare la materia per porre fine ai penalizzanti disagi che colpiscono i docenti.

Leopoldo Daniele
Docente e membro del Gruppo di lavoro PSI scuola