Politica

A grandi passi verso la riforma dell’ordinamento forense

Il 26 maggio scorso è stato approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati il disegno di legge delega sulla riforma organica della professione forense (C. 2629-A) con una convergenza parlamentare pressoché totale: nessun voto contrario, ventiquattro astenuti (M5S), il che lascia ben sperare su un esame rapido e proficuo del Senato.
Come è stato giustamente evidenziato in un’intervista del Presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco (il Dubbio, 28.05.2026), l’impianto della riforma è stato elaborato con la piena condivisione dell’avvocatura, ed è stato perfezionato nel confronto parlamentare, recependo gli emendamenti provenienti dallo schieramento di centro-sinistra.
La novità di maggior impatto è probabilmente quella che consente la stipula di “contratti di rete” tra avvocati, estensibili anche ad altre figure professionali: è uno strumento che facilita la sinergia tra professionisti senza bisogno di un luogo fisico comune, assecondando la trasformazione digitale già in atto da diversi anni e permettendo al cittadino di trovare risposte “integrate” ai propri bisogni già nella fase che precede il contenzioso.
Sul piano fiscale, poi, la rete risolve un problema lasciato aperto: nelle società tra avvocati o nelle strutture associate — pur ammesse dall’art. 4-bis della legge n. 247/2012 — il singolo professionista perde il beneficio del regime forfettario. La stipula di un contratto di rete non comporta invece questa conseguenza, favorendo il coinvolgimento anche dei professionisti più giovani e con volumi d’affari contenuti.
Altro punto di rilevante interesse è costituito dal superamento della incompatibilità fra l’esercizio della professione forense e i ruoli apicali nelle società di capitale: è un’apertura che riconosce il valore aggiunto della competenza legale nella governance d’impresa, eliminando una preclusione che risaliva all’ordinamento del 1933.
Grande attenzione deve essere rivolta poi al nuovo regime della monocommittenza, ovvero all’attività che gli avvocati svolgono presso studi più grandi con un rapporto di collaborazione continuativa non assimilabile al lavoro subordinato. Anche in questo caso si punta a contenere la fuga di giovani professionisti verso il pubblico impiego con l’introduzione di misure di “tutela” finora assenti.
Il testo approvato prevede, infatti, che la retribuzione per le prestazioni in regime di committenza non può essere inferiore al giusto compenso stabilito con apposito decreto ministeriale; è inoltre dovuto il rimborso delle spese per la formazione necessaria al conseguimento e al mantenimento del titolo di avvocato specialista, e per la stipula della polizza assicurativa; per l’esercizio del diritto di recesso dal contratto è obbligatorio il rispetto di un periodo di preavviso; in caso di gravidanza, maternità o paternità, adozione, malattia e infortunio è vietato il recesso da parte del committente; l’attività prestata in regime di committenza è a tutti gli effetti valida ai fini dell’ammissione al corso per l’iscrizione all’Albo speciale per le giurisdizioni superiori e del raggiungimento dei requisiti per l’acquisizione.
Infine la definizione dell’avvocato come «garante dello Stato di diritto» — inserita nella prima parte della riforma —va ben oltre la disciplina interna della professione e investe il ruolo dell’avvocatura nell’architettura costituzionale, in linea con il principio già affermato dall’art. 2 della legge n. 247/2012, secondo cui «l’avvocato ha la funzione di garantire al cittadino l’effettività della tutela dei diritti».
A questo punto l’auspicio è che il Senato possa confermare, nell’esame del testo di riforma, l’ampia convergenza già registrata alla Camera, cosicché l’avvocatura disponga di un ordinamento non solo adeguato ai tempi e alla velocità dei cambiamenti che hanno segnato l’evoluzione della professione, ma anche in grado di invertire la tendenza che scoraggia le generazioni più giovani ad indossare la toga a causa dell’inadeguatezza dei redditi e delle difficoltà di un percorso visto e vissuto come lungo e irto di ostacoli.

 

Luigi Diego Perìfano
Responsabile Giustizia PSI