“Voto sì allo Ius Scholae. Cittadinanza italiana a bambine e bambini che hanno compiuto un ciclo scolastico di 5 anni. Significa che vivono stabilmente in Italia, che studiano in scuole italiane con continuità, che conoscono la nostra lingua e i valori base della nostra Costituzione, che giocano con i nostri figli, che da adulti pagheranno le tasse in Italia. Non è una rivoluzione, è la scelta giusta da fare”. Così in un post il senatore del Psi, Riccardo Nencini.
Si tratta di un discusso provvedimento introduce la possibilità di richiedere la cittadinanza per un minore straniero dopo il compimento di almeno un ciclo scolastico di 5 anni. E tuttavia bisognerà chiarire se tra i “5 anni di scuola” sono ammessi anche asilo nido e scuola dell’infanzia. Nonostante il Ministero dell’Istruzione li consideri parte del “sistema educativo nazionale”, il testo attuale sembrerebbe escluderli, concedendo la possibilità di richiedere la cittadinanza solo alla fine del ciclo della scuola primaria (11 anni di età).
A volere la cittadinanza italiana per i bambini nati, cresciuti e istruiti qui non solo il Pd e il polo della sinistra in generale, ma anche i moderati del Centro: molti esponenti di del centrodestra e gli Azzurri di Forza Italia come Renata Polverini che fa sapere che voterà sì e non sarà la sola nel suo partito. L’ex Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, sostiene che questa sia una decisione giusta, che la destra non può ignorare. Anche la Cei si dice favorevole alla Legge.
Monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, presidente della commissione episcopale per le Migrazioni e della fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, afferma: “La riforma va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando. Spero che le ragioni e la realtà prevalgano rispetto ai dibattiti ideologici, per il bene non solo di chi aspetta questa legge ma anche dell’Italia che è uno dei Paesi più vecchi”.
Attualmente gli stranieri possono chiedere la cittadinanza per naturalizzazione solo dopo 10 anni di permanenza continuativa sul suolo italiano. I loro figli, invece, devono aspettare il compimento della maggiore età, dimostrando di aver vissuto ininterrottamente qui dalla nascita.
DIRITTO DI BASE