Sardegna

Dispersione scolastica, in Sardegna uno studente su quattro abbandona gli studi

L’anno scolastico 2025/26 inizia senza aver trovato la soluzione al più grande dei problemi che la scuola sarda si porta dietro da decenni: la dispersione scolastica che, ancora oggi, porta un alunno su quattro nella nostra isola ad abbandonare gli studi.

Questa è una vera e propria piaga che, unita alla forte riduzione della natalità ed al conseguente invecchiamento della popolazione, colloca la nostra regione tra quelle più povere e improduttive in Italia ed in Europa.

Riteniamo che il fenomeno vada aggredito nel breve periodo con importanti investimenti nel reclutamento, nella formazione del personale e soprattutto nella riorganizzazione dei sistemi scolastici regionali, con importanti interventi anche nell’edilizia scolastica.

Dopo aver subito l’imposizione del nuovo dimensionamento, l’ultimo problema a cui si deve far fronte, in ordine di tempo, è la mancanza di dirigenti scolastici titolari, a gestire il sistema: anche quest’anno nell’intero territorio nazionale, sono 700 le sedi vacanti e di queste solo la metà vengono coperte da dirigenti titolari.

Nell’incontro svolto presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito per determinare la dotazione organica e la valutazione dei dirigenti scolastici per l’anno 2025/26 sono stati illustrati i posti disponibili per le immissioni in ruolo, assolutamente insufficienti.

La legge finanziaria del 2022 – che ha stabilito e programmato un continuo e costante decremento del numero dei dirigenti scolastici a livello nazionale – ha compromesso irrimediabilmente la possibilità di trovare una soluzione concreta.
In Sardegna la situazione non è migliore: Pur avendo 24 istituti senza dirigenti scolastici, i posti messi a concorso sono stati solamente 11. Pertanto nell’anno scolastico che sta per iniziare sono 13 le autonomie, soprattutto periferiche, soggette al fenomeno della reggenza.

Questa è una chiara scelta politica del governo statale, che ha detto no ad un piano nazionale per l’istruzione, e sta adottando la strategia di intervenire nel settore con leggi, leggine, modifiche e riforme a costo zero. Strategia che reputiamo sbagliata e che per questo denunciamo, la mancanza di continuità gestionale, la disorganizzazione e la dispersione educativa create da questi inutili interventi.

Non si può più andare in questa direzione. Questi giochi politici creano e continueranno a creare problemi soprattutto in regioni come la Sardegna.

Se non vogliamo che questa situazione continui all’infinito, con la conseguente e prevedibile involuzione, l’unica strada che reputiamo percorribile è quella di attribuire le competenze alle regioni, nella rimodulazione del numero delle autonomie scolastiche necessarie per garantire lo sviluppo culturale, economico e sociale nel rispetto della specificità del territorio.

 

Il responsabile dipartimento istruzione
Pino Aquila