Locchiodelbue

Due comici

Noi ne abbiamo conosciuto uno che sapeva far ridere. Si è trasformato in fustigatore di un sistema politico in crisi e lo ha mandato bellamente a Vaffa nelle piazze. Gli italiani gli hanno dato fiducia scambiando lo Stato per un teatro. Come nel 1992 volevano mandare al potere un gruppo di sbandati che urlavano “Roma ladrona” con la cultura dei giocatori di biliardo, così nel 2018 il 34% degli elettori hanno avuto fiducia nel sarcasmo di un comico. Oggi si sono amaramente pentiti perché non basta far ridere per governare una nazione, anche se qualcuno di loro, come Di Maio, pare aver imparato il mestiere. In Ucraina Zekensky sapeva far ridere coi suoi travestimenti. Era attore e anche regista. Poi l’illuminazione politica che scatta quando meno te l’aspetti. Si presenta alle elezioni e le vince. Tutti pensavano. E adesso come farà senza cultura politica? In molti anche dopo i proclami di Putin storcevano il naso. Dare la solidarietà a quello lì? Ci scappa da ridere. Ma Zelensky é anche attore drammatico. Sa interpretare anche il ruolo dell’eroe. Trasformarsi da un attore del teatro di Aristofane in quello di Eschilo, di Sofocle, di Euripide. Come i grandi attori. I più grandi che sanno far sganasciare, ma anche far lacrimare. E lui, Zelensky, interpreta adesso se stesso. Con la divisa ucraina e il fucile in mano. Come Allende a Santiago che volle morire combattendo. Come il figlio del re Duncan nel Macbeth. Ha avuto più di un invito a lasciare Kiev, ma sapeva bene che doveva, perché il copione lo pretendeva, recitare una parte diversa. Quella di chi ha il dovere di resistere. Come i nostri padri resistettero ai nazisti. Di resistere all’invasore. Senza conoscere il finale, perché il testo ancora non lo prevede.