Non ha dubbi Nino Oddo, vice segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, “Questo è il progetto che il PSI promuove per il rilancio della provincia: rettifica dei confini tra i Comuni di Trapani ed Erice. Grande città vuol dire sviluppo per l’hinterland urbano, area spesso involutiva sul piano economico e sociale. Ridefinire i confini darebbe alla città capoluogo la leadership nella provincia, permettendo contemporaneamente la valorizzazione di Erice vetta e dell’Agro-ericino. ”.
Rilancio è la parola chiave da cui passa il futuro della Sicilia occidentale, nonché dalla conoscenza delle istanze della “massa urbana”. Per fare tutto ciò non basta ottenere riconoscimenti internazionali e nazionali, è necessario ascoltare i cittadini, proponendo il riassetto territoriale che meglio si adegua alle istanze della base. E’ dall’ascolto di quest’ultima che le sezioni del Partito Socialista di Trapani ed Erice hanno messo nero su bianco il progetto, fattibile, per il rilancio della provincia.
Trapani e la Provincia
Prima di procedere oltre è giusto premettere che la città di Trapani non perderà il riconoscimento di capoluogo di provincia; non perchè sia impossibile. Il fatto, seppur banale, è meno complicato di quanto possa sembrare. In Sicilia le province non esistono più, abrogate dall’Assemblea Regionale Siciliana il 12 marzo 2014 e sostituite dai “liberi consorzi comunali”.
ARS, Sforbiciate e Comune di Misiliscemi
Ha stupito, dunque, il sostegno dell’Assemblea Regionale Siciliana al costituendo comune di Misiliscemi, che ha privato la città di Trapani di ⅓ della popolazione. Il nuovo Comune, i cui costi reali sono tutti al rialzo, vanifica le strategie di ripianamento del debito pubblico regionale. Le motivazioni di tale riuscita secessione sembrano imputabili al vecchio adagio dividi et impera. Una nuova realtà politica comunale comporta un nuovo Consiglio, un nuovo Sindaco, nuove élite politiche locali da foraggiare. Non si contano, da ultimo, le concessioni: balneari, territoriali e di servizi al cittadino. Mentre si attende di valutare i “benefici” che i cittadini milesi subiranno dalla creazione degli organi comunali, si constata la grettezza della politica regionale siciliana. Tale scelta, infatti, comporta nuovi tagli, che sovente si ripercuotono su sanità, istruzione ed infrastrutture.
Grandi Città
Fatto sta che l’amputazione territoriale ha messo in fibrillazione la politica locale, prima permettendo di rispolverare il progetto della “Grande Città” e successivamente di ragionare su proposte pragmatiche, capaci di superare le resistenze del ceto politico locale. L’idea primaria è di accorpare Casa Santa, che gravita come servizi e tessuto socio-economico al capoluogo, a Trapani, restituendo unitarietà ad organicità alla città. Contemporaneamente perorare e realizzare l’ipotesi aggregativa tra i comuni di Erice vetta, Valderice e Buseto Palizzolo, con il fine dichiarato di realizzare e valorizzare l’identità storica dell’Agro-Ericino.
La bellezza dei sogni
L’appello lanciato sul tema “Grandi Città” ha già suscitato l’interesse di molti, soprattutto sui social. La battaglia, grazie all’analisi politica che anticipa la proposta, sembra possibile. Tre i motivi che lasciano ben sperare. Il primo è legato alla presenza di una società civile stracca, che anche a seguito della pandemia ha voglia di riscattarsi investendo sul futuro, proprio e delle prossime generazioni. Secondo motivo è la presenza di una classe politica e dirigente capace, soprattutto in tempi di elezioni amministrative, di andare oltre i particolarismi locali. Il terzo è relativo alla presenza di un progetto politico vero, ossia una visione d’insieme capace di galvanizzare i cittadini-elettori, le imprese e le banche di credito cooperativo presenti sul territorio.
Da ultimo, anche a seguito della candidatura di Trapani a Capitale della Cultura Euromediterranea, siamo certi che sul territorio “vive” una comunità composta da generazioni differenti. Basta discutere oltre dunque, Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni, pertanto è necessario agire.