Politica

Il compitino…

ELLY SCHLEIN

Si applica ma con risultati al di sotto delle possibilità”. È il giudizio di maestri e professoresse che mi ha accompagnato per tutte le scuole primarie. A suo tempo ho sostenuto convintamente la Schlein nella corsa per la segreteria Pd. Seguendola negli anni e leggendo la sua biografia mi convinsi che fosse la scelta migliore in assoluto. Ci voleva una scossa giovane, competente, donna e moderna. E invece a distanza di tempo mi sento tradito, non da lei, che credo tra le altre cose se ne fregherebbe altamente e comprensibilmente, ma dal mio fiuto politico. Pensavo, per esempio, che il dna che salta una generazione potesse trasformarla nella trasformatrice della sinistra sul tema della giustizia. Il dna del nonno materno non ha influito per nulla e si è impantanata nel giustizialismo piccolo borghese cattocomunista. I suoi sindaci provarono pure a farla rinsavire almeno sul tema dell’abuso di ufficio ma lei, con i suoi stretti a coorte, non ha voluto sentire ragioni. Ma quello che più mi preme sottolineare è che lei ha abbracciato completamente la filosofia democratica yankee. La società è la somma delle sue parti…tradotto: invece di avere una fotografia e una missione universale si fraziona il tutto in parti, significative, centrali, ma pur sempre parti. La destra parla al singolo ma al contempo alla massa. La sinistra, italiana e continentale, appunto come quella americana, parla alle categorie. Un tempo fu il comunismo economico e la società socialista, poi il welfare universalistico e un nuovo umanesimo socialdemocratico, oggi è l’asterisco. Insomma, manca un messaggio chiaro che parli di presente e futuro almeno alla stragrande maggioranza delle nostre società. Totò diceva: “è la somma che fa il totale” ma in politica e alle elezioni non è mai così. Ecco perché cattivamente parlo di compitino…non posso negare che la segretaria ha fatto un gran lavoro nel rianimare un corpo moribondo dopo la passività colpevole degli ultimi segretari democratici. Ha fatto un bel lavoro ma i numeri nelle urne e l’andare a rimorchio di Conte e Landini nelle piazze stanno a evidenziare che si trova in un cul de sac. Non sale e non scende come il pezzo di pane in gola che ti toglie il respiro. Ma soprattutto non basta, se non per vincere e quindi governare nelle roccaforti storiche o nelle grandi città. Ma questo non può essere un merito perché la sinistra resiste in tutte le grandi città mondiali. Persino a Buenos Aires, Milei non riesce a passare. E allora, che fare? Ripartire dai fondamentali: libertà, uguaglianza e fraternità. Libertà per ciascuno di essere sé stessi e libertà per tutti e tutte dai bisogni fondamentali; uguaglianza nelle possibilità ma premialità per i meriti; fraternità nell’accogliere ma durezza non ipocrita nel punire chi viola le leggi della Repubblica. Basterà?! Certamente, no. Ma sarebbe un principio incoraggiante su una via giusta e lunga, abbandonando la scorciatoia di scambiare i diritti per privilegi e le libertà per impunità. Torniamo a parlare chiaramente ed evocativaménte a chi lavora con le proprie mani ovvero operai, agricoltori, artigiani, pescatori e commercianti; torniamo a parlare a chi è discriminato ma anche a chi ha paura di uscire di casa perché si sente insicuro; torniamo a parlare a quelli che hanno bisogno della mano pubblica ovvero della casa, della scuola, della sanità, del trasporto pubblico e di tutti questi servizi individuali e collettivi di cui necessitano lui o lei o come famiglia. Sarà facile?! No. Soprattutto perché significherà guardarsi allo specchio e toglierci la maschera dei buoni, intelligenti e moralmente superiori per parlare e parlarci con franchezza delle priorità politiche e delle gerarchie valoriali.