Opinioni e commenti

La scuola come antidoto all’alienazione digitale

C’è un filo rosso che lega i cortei che in queste ore percorrono le strade del nostro Continente e le aule in cui si cementa la nostra formazione militante.

Per la sensibilità socialista, le manifestazioni in Europa sono il sintomo evidente che la promessa neoliberista di una fine della storia – e della fine del conflitto di classe – è radicalmente fallita. I lavoratori, i giovani, i cittadini che protestano non chiedono piccoli correttivi tecnici, ma una redistribuzione del potere e della dignità. C’è un’esigenza profonda di riscatto sociale che si scontra contro l’indifferenza delle istituzioni comunitarie, troppo spesso arroccate in un algido rigore contabile. Ma la piazza, da sola, non basta se non trova una grammatica comune.

La dittatura dell’algoritmo, che caratterizza il capitalismo della sorveglianza contemporaneo, agisce proprio per spezzare questa grammatica. Dal punto di vista filosofico, l’algoritmo opera una spietata riduzione dell’essere umano a profilo commerciale, disinnescando la conflittualità sociale attraverso la saturazione dell’attenzione e la frammentazione delle comunità. La tecnocrazia odierna vorrebbe farci credere che la politica sia obsoleta, che le decisioni migliori siano quelle prese da macchine intelligenti programmate per massimizzare l’efficienza. Si tratta di un totalitarismo morbido, che svuota le democrazie dall’interno.

In questo scenario, la nostra scuola politica assume un valore monumentale. Essa rappresenta lo spazio dell’autocoscienza collettiva. Contro l’istantaneità dell’algoritmo, che cancella il passato e sequestra il futuro in un eterno presente, la scuola recupera la profondità della memoria storica e la lungimiranza della progettazione ideale.

Filosoficamente, la scuola è l’antidoto all’alienazione digitale perché rimette al centro la relazione interpersonale, il dialogo socratico e l’analisi critica delle strutture economiche. Non subire l’algoritmo significa rifiutare l’idea che la società sia una sommatoria di atomi egoisti governati da un software; significa riaffermare, con orgoglio socialista, che l’umanità si realizza solo nella solidarietà e nella gestione democratica del bene comune.

Raffaele Amendola