Finisce il Movimento Cinque Stelle, almeno come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. Luigi Di Maio, capo politico, dopo aver annunciato la sua uscita dal M5S, fonda un nuovo corpo politico “Insieme per il Futuro”, al quale aderiscono già una settantina di parlamentari (60 deputati e 11 senatori).
“È stata l’accelerazione di un processo iniziato mesi fa, da quando la linea del M5s sul Quirinale ha cominciato a creare disagi a molti”, spiega uno degli undici senatori all’Ansa, pronti a dimettersi dal M5s, chiarendo che oggi c’è stata la svolta in un momento delicato per la risoluzione sull’Ucraina “proprio per chiarire che era grave discordare con il governo sulla politica estera”.
L’arte della politica è quella di saper trattare e Di Maio in questi anni ha imparato, parla di ‘responsabilità’ e istituzioni, non sembra nemmeno un parente lontano del Di Maio che chiedeva l’impeachment a Mattarella e fece scricchiolare i rapporti con Macron partendo per la Francia, in supporto dei Gilet Gialli, accompagnato da Di Battista. Proprio l’ex deputato del Movimento e altro appartenente storico dei grillini fu tra i primi a ravvisare un’istituzionalizzazione troppo rapida del Movimento rivoluzionario e fu anche il primo a lasciare portando a una prima spaccatura interna. Spaccatura che ha messo in discussione anche il leader che piaceva a tutti, dem compresi, Giuseppe Conte.
Dopo l’addio di Di Maio, la vecchia legislatura perde una delle sue due teste. La maggioranza più compatta al Governo diventa quella della Lega Nord, adesso Salvini guadagna un credito fino ad ora insperato per il Governo a guida Draghi.
Ma come ci ha insegnato il Movimento, ancora tutto può ‘trasformarsi’
METEORE