L’attesissima Conferenza stampa del Presidente del Consiglio non scompagina i piani del Governo: Mario Draghi è chiaro, l’importante è andare avanti, lui pensa già agli obiettivi di dicembre, al PNRR, a far fronte al cambiamento climatico e al rincaro delle bollette per le famiglie.
“Siamo al lavoro con massima urgenza per intervenire contro la terribile siccità che ha colpito il Paese, nel bacino padano si tratta della crisi idrica peggiore negli ultimi 70 anni. La crisi idrica ha due categorie di cause: deficit di pioggia, le precipitazioni sono state scarse, l’aumento delle temperature; poi ci sono le cause strutturali, la cattiva manutenzione dei bacini, della rete. Da noi al 30-40% di perdita di acqua, basti pensare che in Israele sono al 3% e in altri paesi europei al 5-8%. Ci vuole un piano sicuramente per affrontare ora l’emergenza, e da lunedì noi siamo pronti ad approvare i piani delle Regioni. L’Emilia-Romagna l’ha già preparato e presentato, abbiamo poi il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e il Piemonte che lo stanno preparando in queste ore e il governo è pronto da lunedì ad approvarli. Nel Pnrr sono stati stanziati 4 mld per questo, ma ci vuole un coordinamento massiccio dei tanti enti coinvolti”.
Ma i giornalisti presenti fremono, vogliono sapere se ci sarà un rimpasto, se ci sono stati scambi Tra l’ex premier e l’attuale.
“Il governo non rischia e non si accontenta dell’appoggio esterno del M5s, questa è l’ultima legislatura da premier”: lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato il decreto legge contro il caro-energia. Sottolineando: “Non capisco perché vengo continuamente infilato nelle beghe interne dei partiti” e precisa: “Io lavoro per l’interesse del Paese, il Governo è nato per questo scopo”
“Sono tornato in anticipo dal vertice di Madrid perché il decreto sul caro bollette andava approvato assolutamente entro oggi” ha esordito il premier, che poi ha provato a spegnere le polemiche sorte con il capo del M5S Giuseppe Conte in seguito alla rilevazioni di Domenico De Masi secondo cui l’ex presidente Bce avrebbe telefonata a Beppe Grillo per chiedergli di rimuovere Conte dal Movimento perché “inadeguato”.
Ma intanto l’onda dell’Esecutivo Giallo Verde si fa sentire, dopo la questione Conte si fa sentire anche Salvini che in vista della fine della Legislatura cerca un pretesto per guadagnare terreno a destra dopo il sorpasso meloniano. L’occasione è il dibattito alla Camera sullo Ius Scholae, la norma – una bandiera del Pd – che punta a concedere in automatico la cittadinanza agli stranieri di seconda generazione che abbiano completato almeno un ciclo di studi in Italia. Un tema identitario su cui il Carroccio, uscito malconcio dalle Amministrative, ieri ha costruito barricate più alte di quanto anche i più pessimisti, nel governo, potessero immaginare.
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