La situazione storica che l’umanità sta vivendo in tutto il mondo appare in una veste nuova e diversa rispetto a quanto ci insegna la storia.
L’Ucraina, il petrolio che non passa da Hormuz, l’export cinese e l’instabilità politica europea concorrono ad alzare l’inflazione. La Bce che potrebbe intervenire preoccupata da petrolio, guerre e Cina che possono riaccendere l’inflazione. Ma questa narrazione di facciata non rispecchia pienamente la realtà. Il ruolo degli Stati Uniti d’America e della Russia non possono essere ignorati in questo inaudito scenario mondiale.
Sull’aumento dell’inflazione che sta preoccupando l’Europa (e l’Italia) contano anche tutti gli elementi di incertezza che rendono instabile il quadro geopolitico, dalla guerra in Ucraina all’export cinese che spinge per arrivare nel Vecchio Continente. In agosto, secondo un gruppo di economisti a cui si è rivolto Bloomberg, nell’Eurozona l’inflazione potrebbe salire al 3,3%, contro il 2,9% del mese precedente.
Per far fronte a questa situazione, mentre si ipotizza un innalzamento dei tassi da parte della BCE, ci sarebbero anche altre strade percorribili. Il prof. Mario Deaglio, Professore emerito di Economia internazionale all’Università di Torino, intervistato dal Sussidiario, ha sostenuto la necessità di un abbassamento contenuto che non spaventi i mercati e permetta di immettere nuova linfa nell’economia.
L’inflazione è un po’ come certe malattie che sono sempre in agguato e possono tornare per motivi diversi. Da noi, in questo momento, prevalgono soprattutto quelli di geopolitica, quindi la tensione sui prezzi del petrolio, che magari sono anche scesi, ma non si sono stabilizzati: c’è stato un accordo con gli USA per il petrolio venezuelano, ma il Paese sudamericano ha gli impianti a pezzi e, per poter estrarre quelle riserve, ci vogliono due o tre anni.
Nel frattempo, l’inflazione ha mano libera. Da queste situazioni di fondo si capisce perché il governatore della Federal Reserve abbia detto che, per adesso, i tassi di interesse non si abbassano, perché non è possibile immettere altro denaro in circolazione a cui non corrisponde un aumento di produzione.
Occorre che si abbassi la tensione in tutte le zone del mondo in cui è alta. Poi, la situazione cinese è preoccupante per più aspetti. In parte la Cina sta rallentando, ma vuole esportare in Europa che, tuttavia, non messo nessuno dei veti introdotti da Trump e, comunque, non accettiamo di buon grado questa espansione cinese. Basti pensare che l’industria automobilistica tedesca sta chiudendo un impianto dopo l’altro e, a sostituirli, arrivano le auto cinesi, magari montate in Europa, ma progettate in Cina. Dobbiamo risolvere tutte queste cose perché si possa parlare di una tendenza mondiale a ristabilire il tutto.
Ci mancano informazioni e quelle che arrivano spesso sono false: gli americani dicono che lo stretto di Hormuz è sminato (dichiarazioni smentite dai fatti come quelli della petroliera che ha urtato due mine e si è incendiata), mentre gli iraniani dicono che non passa nessuna nave. Finché non capiamo qual è la situazione, rimane tutto indefinito. Molti si dimenticano che di lì non passa solo il petrolio, ma anche i concimi per la semina del grano prossimo. Se scarseggiano, anche questa è fonte di inflazione, anche se indirettamente.
Qui si scontrano economia e politica. L’economia, se ci fosse un modesto aumento dei tassi, non soffrirebbe poi granché, ma la politica forse sì, soprattutto quella tedesca: ora ci sono elezioni importanti che possono modificare gli equilibri e spostarli a destra, verso partiti neonazisti. La BCE potrebbe anche decidere di abbassare i tassi: i mercati la vedrebbero molto male, secondo secondo il Prof. Deaglio, ma dipende poi di quanto. Ci può essere un abbassamento proprio di figura dello 0,1-0,2, qualcosa di più, 0,25: più in là non sarebbe né adatto né ben visto dai mercati. Servirebbe per immettere domanda nuova.
L’incertezza conta in tutto il mondo. Questa estate, da un certo punto di vista, l’Italia è stata avvantaggiata: gli avvenimenti mondiali hanno dirottato flussi importanti di turismo italiano e non italiano verso il nostro Paese. Chi voleva andare in posti lontanissimi, magari vicini a zone di guerra, ci ha pensato due volte ed è venuto in Italia.
Secondo Confturismo, nei primi 15 giorni di settembre è previsto un prolungamento di stagione: ci sono molti tedeschi che arrivano per farsi cinque o sei giorni di vacanza. Restano comunque, in generale, molti elementi di incertezza: anche in Francia si è nel mezzo di una lotta politica per la successione del presidente. E non dimentichiamoci dell’Ucraina, dove, secondo i sondaggi, Zelensky avrebbe il supporto solo del 25% dei votanti, o della Russia, in difficoltà dopo gli attacchi dei droni ucraini.
Ma intanto a soffrire è l’umanità in uno scenario di guerra guerreggiata voluta da pochi potenti illusi di poter dominare il mondo per l’eternità.
Salvatore Rondello