Da giorni il quotidiano Avanti! sta spiegando le ragioni per cui siamo per il Sì a tutti e cinque i quesiti del referendum.
Oggi, a 48 ore dal voto, riportiamo sia l’anteprima dell’intervista di Luciano Violante che uscirà per l’Avanti della domenica, domani con il Riformista, sia un estratto del simbolo della lotta alla Mafia, Giovanni Falcone.
“La vicenda Palamara e gli scandali connessi hanno fatto emergere una questione morale nella magistratura. C’è una cultura corporativa, che non tiene conto delle responsabilità proprie di una magistratura che fa parte della governance del Paese”, ha detto Violante che ha anche ammesso: “E voterò sì al quesito sulla abolizione della Legge Severino perché ritengo che il tema della inadeguatezza degli amministratori deve essere risolto dalla politica, non dalla magistratura. Se togliamo responsabilità alla politica difficilmente avremo una politica migliore”. Inoltre l’ex presidente della Camera Luciano Violante ha ricordato il 1992 che “non è stato solo l’anno di Mani Pulite, è stato anche l’anno delle stragi. Quell’anno rispecchia molto la situazione italiana: il dramma dei magistrati vittime della mafia e ancor prima del terrorismo e il dramma di un sistema politico che si suicida”.
Proprio in queste ore è stato pubblicato da Il Dubbio un estratto dal libro ‘La posta in gioco. Interventi e proposte per la lotta alla mafia’ – Bur biblioteca univ. Rizzoli. A scriverlo è Giovanni Falcone che si esprime a favore della separazione delle carriere e di cui riportiamo un breve stralcio:
«Mi rendo perfettamente conto che l’argomento è fra i più delicati e che merita attenta riflessione. Mi piace in proposito ricordare, che in sede di Costituente, proprio uno dei maggiori sostenitori dell’indipendenza della magistratura, l’on. Calamandrei, sul rilievo che un sistema di assoluta separazione della magistratura dagli altri poteri dello Stato presentava inconvenienti di segno opposto, ma non meno gravi, rispetto a quelli di dipendenza dall’esecutivo, propose la istituzione di un «Procuratore Generale Commissario della Giustizia», scelto tra i procuratori generali di Corte d’appello o di cassazione, nominato dal presidente della Repubblica su designazione delle Camere, con diritto di prendere parte alle sedute del Consiglio dei ministri con voto consultivo e responsabilità di fronte al Parlamento per il buon funzionamento della giustizia».
PERCHE’ SI’