Politica

Polonia, il 15 novembre a Bruxelles il Consiglio Affari Esteri

Il 15 novembre si svolgerà a Bruxelles il prossimo Consiglio Affari Esteri tra i Ministri europei della Difesa e degli Esteri. Josep Borrel, Alto Rappresentante per la Politica Estera europea, presenterà in questa occasione una prima bozza della Bussola strategica, nome assegnato al nuovo programma di crescita comune nell’ambito della sicurezza comune.
Intanto le tensioni al confine tra Polonia e Bielorussia hanno raggiunto le scrivanie della Nato e del Cremlino: se da una parte Stoltenberg, segretario generale Nato, ribadisce la cogenza della partnership atlantica con la Polonia, Putin sembra già schierarsi al fianco del suo fedele Lukashenko. che da MInsk minaccia ripercussioni “gravi” contro Europa in generale e Polonia in particolare.
C’è da chiedersi se, in questa settimana che ci separa dal vertice di Bruxelles, i protagonisti riusciranno almeno a mantenere la calma apparente dimostrata finora.
Intanto migliaia di profughi ammassati tra Polonia e Bielorussia muoiono assiderati, o maltrattati dalle forze di polizia di entrambi i confinanti. Paesi non celebri per il lo spirito umanitario: era solo il 7 ottobre quando la Polonia, insieme ad altri 11 paesi UE governati dalle destre, firmò una lettera programmatica per sollecitare la Commissione a costruire un muro lungo il confine orientale.
Minsk è da tempo il corridoio dis-umanitario attraverso cui i migranti asiatici tentano di introdursi nell’Europa considerata occidentale. Putin ha già inglobato di fatto l’Ucraina, e questa sua longa manus fa ombra anche al sempiterno mito della Difesa Comune Europea.
Bene fa Stoltenberg a parlare di un “nemico ibrido”. Ci si aspettava attacchi chimici, nucleari, batteriologici, mentre il vero attacco anomalo, la vera guerra alternativa viene mossa ancora da essere umani, ma stavolta soggetti terzi che fino al 1945 venivano protetti e tutelati da apposite norme internazionali. Oggi questi soggetti diventano causa scatenante di conflitti anch’essi ibridi.
La situazione è in costante aggiornamento, scotta come un samovar che è stato troppo a lungo sul fuoco e tutti potevano prevedere che l’Europa ci sarebbe finita dentro a mollo.
E sempre più la diplomazia diventa l’arte di dire “bel cagnolino” finché non si trova un sasso a portata di mano.