Un diritto costituzionale è un diritto fondamentale, prioritario, garantito in modo assoluto. O così dovrebbe essere. L’articolo 32 della nostra carta costituzionale recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Ma è davvero così? No, a sentire i dirigenti medici all’indomani della carambolesca discussione per l’approvazione della Legge di Bilancio 2023, (tuttora in corso). Medici e sanitari che, sul piede di guerra, hanno già dichiarato: «Senza investimenti congrui lo scenario che ci attende è la crescita delle diseguaglianze e lo sviluppo di una sanità duale, con i ricchi che potranno scegliere e i poveri sempre più soli».
La legge di bilancio 2022 (L.nr. 234/2021) aveva fissato il livello del fabbisogno sanitario nazionale in circa 124 milioni di euro per il 2022, 126 milioni per il 2023 e 128 milioni per il 2024. Per il triennio precedente la legge di bilancio 2019 aveva fissato il medesimo livello a poco meno di 115 milioni di euro nel 2019 (successivamente rideterminato fronte dell’emergenza Covid). Dopo il picco della spesa emergenziale degli anni 2020 e 2021 causato dalla pandemia, nel 2022 si era già provveduto a ridimensionare la crescita della spesa sanitaria, fino ad un vero e proprio contenimento che proseguirà ben oltre e ascrivibile soprattutto a due grandi tagli: da una parte quelli relativi ai costi del personale; dall’altra quelli legati alla definitiva cessazione della struttura commissariale per l’emergenza Covid.
In base ai dati ISTAT, l’andamento storico della spesa sanitaria pubblica in Italia ha fatto registrare tra il 2000 e il 2008 un incremento di circa il 3%, superiore all’aumento del PIL. Il rapporto di questa spesa rispetto al PIL si è poi di fatto attestato a cifre superiori al 6%. Dal 2009 al 2017, il tasso di variazione medio annuo rispetto al PIL era, invece, gradualmente sceso attestandosi intorno allo 0,1%, Negli anni precedenti al Covid, quindi, il rallentamento della componente pubblica della spesa sanitaria ha avuto ripercussioni sulla crescita della spesa sanitaria privata sostenuta dalle famiglie, aumentata in media di circa il 2,5%. In base ai valori consuntivi riportati nella Rapporto della Corte dei Conti sulla finanza pubblica nel 2020 la spesa sanitaria comprensiva della componente privata ha raggiunto i 123,5 miliardi di euro, con un incremento di quasi otto miliardi (+6,7 per cento) rispetto al 2019. Ma la spending review sanitaria, iniziata nel 2011 e ancora in corso, mira a razionalizzare i processi di acquisto di beni e servizi in ambito sanitario, recuperando le aree di inefficienza sia a livello gestionale che organizzativo. E non solo: gli interventi in tema di contenimento e razionalizzazione della spesa sanitaria interessano le diverse componenti della spesa dedicata al finanziamento del SSN. Finora la riduzione delle risorse è stata fronteggiata con la rimodulazione o l’introduzione di nuovi tetti di spesa, la parziale riorganizzazione della rete ospedaliera e un diverso sistema di acquisto e gestione dei beni e dei servizi in ambito sanitario. Le misure introdotte per la gestione e il recupero dei disavanzi sanitari regionali, e per il monitoraggio delle politiche di risanamento, rappresentano un ulteriore traino nel controllo della spesa sanitaria, direttamente collegato al processo di federalismo delineato dal D. Lgs. 68/2011 per la determinazione dei costi e fabbisogni standard.
Per dirla a chiare lettere, dal 2010 al 2020 sono stati chiusi 111 ospedali e 113 Pronto soccorso in tutto il nostro paese.
Il monitoraggio della spesa sanitaria effettuato dalla Ragioneria dello Stato per l’anno 2021, come riportato nel Report reso pubblico solo a novembre scorso, ha mostrato il netto aumento del disavanzo delle Regioni che ha superato, in misura consolidata, il miliardo di euro; in parallelo ha evidenziato una crescita costante della spesa sanitaria privata, in particolare per farmaci non rimborsabili, visite mediche e diagnostica ambulatoriale. Nel 2021 la spesa sanitaria privata, dopo il rallentamento registrato nel 2020 è risalita fino a toccare i 37,16 miliardi di euro, pari al +20,7% rispetto all’anno precedente. Ulteriori spese nel settore salute si avranno presto per l’attuazione della cosiddetta M6 – PNRR, interamente dedicata ad interventi nel settore sanitario e socio-sanitario. Si tratta di 6 Missioni tematiche fondamentali volute dal PNRR, tra le quali una è direttamente focalizzata sulle riforme e gli investimenti da realizzare entro il 2026 a beneficio del rinnovamento del Servizio Sanitario Nazionale. Per realizzare gli interventi previsti, il PNRR ha destinato risorse per circa 15,63 miliardi di euro, pari all’8,16% delle risorse complessive previste, più ulteriori 2,86 miliardi di euro previsti dal Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR. Gli interventi previsti nell’ambito della Missione 6 sono divisi in due aree tematiche principali o “Componenti” omogenee rispetto agli obiettivi da perseguire: la Componente 1 è quella dedicata alle reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale; la Componente 2 prevede invece una serie di interventi rivolti a digitalizzare il SSN, a rinnovare il parco tecnologico ospedaliero e ad investire nella formazione del personale sanitario e nella ricerca.
La Componente 1 è quella che prevede la cosiddetta “Riforma dell’assistenza territoriale”, che mira a definire un nuovo modello organizzativo della rete di assistenza primaria, con la definizione di nuovi standard organizzativi, strutturali e tecnologici. Questa riforma è stata già concretizzata con l’adozione del Decreto Ministeriale n. 77 del 23 maggio 2022. E’ in tale riforma che sono previste le “Case della comunità”, gli “Ospedali di comunità” e le “Centrali Operative Territoriali”, cui dovrà affiancarsi un complessivo potenziamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina ed una più efficace integrazione con i servizi sociosanitari (non meglio specificata). In particolare, è nell’ambito delle Case della comunità che si predispone l’obiettivo del monitoraggio della spesa sanitaria. Tuttavia pochi giorni fa Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, ha spiegato che «malgrado l’incremento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale (2,15 miliardi per il 2023, 2,3 per il 2024 e 2,6 dal 2025), nell’orizzonte della programmazione finanziaria non sembra essere contemplato un potenziamento del SSN. La spesa sanitaria programmatica si riduce fino al 6,1% del Pil nel 2025, un valore inferiore al periodo pre-pandemia (6,4% nel 2019 rispetto a una media Ue del 7,9%)».
Nelle prossime settimane riporteremo il malcontento degli operatori ospedalieri, con le testimonianze raccolte sul campo proprio da chi, nelle trincee della prima emergenza ospedaliera, combatte ogni giorno. Col portafoglio vuoto.
Sanità pubblica: promesse da cardiopalma per l’anno nuovo