Politica

Ufficio per il Processo, promesse e silenzi: il Governo decida in fretta

Il 1° ottobre 2025, durante le comunicazioni sullo stato di attuazione del PNRR, il Ministro Foti ha assicurato alla Camera che “tutti i lavoratori precari del PNRR saranno stabilizzati entro il 2026”.
Un impegno, tutto da tradurre in atti concreti, che riguarda anche i quasi 9.000 addetti all’Ufficio per il Processo (UPP), la struttura che negli ultimi anni ha sostenuto in modo determinante l’attività dei tribunali italiani, consentendo di raggiungere gli obiettivi del PNRR quanto a velocizzazione delle decisioni sulla mole di contenzioso pendente.
Dietro le parole del Ministro, però, si nasconde una contraddizione evidente: Foti ha infatti dichiarato che le risorse del PNRR non potranno essere utilizzate per la stabilizzazione, aprendo un interrogativo di non poco conto.
Come si realizzerà l’impegno a costo zero? E soprattutto, quando si passerà dalle parole ai fatti?
I funzionari addetti all’Ufficio per il Processo non sono semplici impiegati.
Sono giuristi, avvocati, ricercatori, che affiancano i magistrati nell’analisi dei fascicoli, nella redazione di provvedimenti, nella digitalizzazione dei flussi.
Il loro lavoro ha dunque permesso non solo di smaltire arretrati, ma anche di rendere più efficiente il sistema.
Lo ha evidenziato con chiarezza ed obiettività la Giunta Esecutiva dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha espresso solidarietà agli UPP e ha avvertito: “Senza il loro apporto, la macchina della giustizia rischia il collasso”. E non è un’esagerazione. Senza stabilità del personale, qualsiasi riforma processuale rischia di restare lettera morta.
Sulla stabilizzazione si addensa, poi, un’altra incognita. Il Ministero ha bandito un concorso per 2.970 posti a tempo indeterminato (2.600 assistenti giudiziari e 370 funzionari UNEP), con prove previste per l’autunno.
E’ legittima la preoccupazione che l’iniziativa, presentata come potenziamento dell’organico, possa condurre, nella buona sostanza, all’assunzione di nuovi profili amministrativi con i quali rimpiazzare gli addetti all’UPP: a questi ultimi il bando riconosce un punteggio aggiuntivo massimo di 5 punti per i funzionari e 3 per gli assistenti, ma non garantisce un reale percorso di continuità.
A fronte di tante incertezze che gravano sulla effettiva volontà del governo di giungere alla stabilizzazione, sulle coperture finanziarie, e sui tempi di attuazione della procedura, i sindacati FP-CGIL e USB si sono recentemente mobilitati, denunciando il vuoto normativo e chiedendo un calendario certo.
Il 2026 è oramai dietro l’angolo.
Ogni settimana che passa senza una decisione mina la credibilità di un progetto che l’Europa ha riconosciuto come modello: per questo Il Governo deve decidere presto, stanziare i fondi necessari nella legge di bilancio, ed emanare i decreti attuativi.
Il PSI rivolgerà la massima attenzione alla risoluzione di una problematica che non è solo una questione di equità, ma una scelta di politica della giustizia: perché senza continuità del personale non c’è efficienza possibile, e perché chi contribuisce a tenere in piedi la giustizia italiana merita certezze e non vaghe promesse.

 

Luigi Diego Perìfano

Responsabile Nazionale Psi Giustizia