La disoccupazione continua a schizzare in alto e l’Istat parla di «quadro preoccupante d’inizio 2012». Il dato di febbraio è al 9,3%, in salita di 0,2 punti su gennaio e di 1,2 punti su base tendenziale. Ma il tasso dei senza lavoro nell’ultimo trimestre 2011 era al 9,6%, il più alto addirittura dal 1999. La disoccupazione giovanile (15-24 anni) si avvicina pericolosamente al 32% (31,9% a febbraio) e una ragazza su due al Sud rimane a casa (49,2%). E’ vero che la media del 2011 resta invariata all’8,4%, però si tratta della classica «media del pollo», visto che l’Istat sottolinea come i non impiegati siano aumentati nella seconda parte dell’anno. Una magrissima consolazione arriva invece dal dato sul livello di occupazione, che è cresciuto di appena 95mila unità (0,4%) ma solo grazie alla componente straniera, visto che tra il 2010 e il 2011 l’occupazione degli italiani è diminuita di 75mila unità.
DEAGLIO SMORZA: «PENSAVO PEGGIO» – L’allarme, comunque, riguarda l’intera Europa: in Ue il tasso dei senza lavoro è infatti arrivato al 10.8%. E proprio dal continente viene ora l’input più forte ad agire con progetti specifici e una riprogrammazione calibrata dei fondi comunitari. Eppure Mario Deaglio, eminente economista all’Università di Torino, evita di buttare altra benzina sul fuoco e all’Avanti!online osserva: «Mi sarei aspettato anche di peggio. L’aumento dei disoccupati deriva in parte dal fatto che un certo numero di inattivi si mette a cercare lavoro, mentre la diminuzione degli occupati è molto contenuta. La malattia è grave, però in questo mese non sono accaduti fatti irreparabili». Certo, il dato sulla disoccupazione è edulcorato dall’effetto degli ammortizzatori sociali che tengono in vita anche posti di lavoro virtualmente già spariti. E probabilmente, senza la Cig, la percentuale di chi cerca un impiego sarebbe addirittura intorno al 12%. Ma Deaglio, che è pure editorialista de La Stampa, riflette: «Gli ammortizzatori sono una cosa complicata. E servono per dare ai governi il tempo di tentare un rilancio».
«ALLENTARE IL FISCAL COMPACT» – In merito all’azione Ue per far fronte all’emergenza lavoro, il docente torinese di Economia internazionale e politica chiarisce: «I fondi comunitari sono un buon punto di partenza. Ma bisognerebbe invitare Bruxelles a rendere più snella la sua burocrazia e meno stringenti i criteri con cui queste risorse vengono effettivamente erogate, in modo da facilitare il passaggio verso una nuova fase congiunturale». Deaglio quindi critica il Fiscal compact siglato in sede europea a fine gennaio: «Ci vorrebbe un generale rinvio degli obiettivi e dei parametri del Patto di stabilità, un lieve scostamento per prendere respiro. Perché in questo patto fiscale non ci sta dentro nessuno. Non solo la Spagna o il Portogallo, ma nemmeno la Germania. Si creerebbero sconquassi sui mercati? Bene, affrontiamoli», rincara l’economista. E poi aggiunge: «Una parte di ciò che i Paesi stanno recuperando con tagli e tasse va riversata nell’economia. Se mettiamo tutto nelle fauci della finanza, si rischia un effetto moltiplicativo negativo che si protrae nel tempo». Infine Deaglio, che è anche il marito del ministro del Welfare Elsa Fornero, glissa sorridendo sull’articolo 18 e la flessibilità in entrata: «Modificare la riforma in Parlamento? Non posso risponderle. Comprende bene che c’è un certo conflitto d’interessi in famiglia…».
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