Alle 4.15 di questa mattina nel passaggio interno della stazione centrale di Augusta in Germania, una granata a mano è esplosa ferendo due adolescenti. Gli inquirenti hanno disposto la chiusura dell’edificio della stazione, il binario 1, e la strada antistante alla stazione, e la polizia ha invitato la popolazione a evitare accuratamente la zona. Le indagini sono in corso e non si esclude il tentativo di furto in un negozio di gioielleria collocato di fronte al binario.
Un secondo allarme è scattato qualche ora dopo in seguito a un allarme bomba che per il momento non è stato seguito dal ritrovamento di esplosivi. Di queste ore anche il danneggiamento della sottostazione di Bergheim vicino a Colonia, uno dei nodi centrali della rete elettrica della regione. Esplosioni e interruzione di corrente in due centrali elettriche vicine sarebbero state provocate da un cortocircuito causato da cavi appositamente posizionati sopra le linee aeree.
Mentre a Colonia l’alleanza “Disarm Rheinmetall” ha in corso una protesta, la polizia di Essen, specializzata per gli scenari di attacco, sta indagando per verificare se l’attentato sia da attribuire a membri di organizzazioni estremistiche o a soggetti esteri. Solo ieri l’attacco alla sottostazione elettrica di Turnow-Preilack, nel distretto di Spree-Neise, in Brandeburgo. In questo caso la polizia sta indagando per sospetto di terrorismo: lo scopo del sabotaggio sarebbe quello di destabilizzare l’approvvigionamento energetico in Germania. “Ci troviamo di fronte a una minaccia ibrida e pertanto non possiamo escludere la possibilità che dietro ci siano potenze straniere” ha detto il ministro degli Interni del parlamento regionale del Brandeburgo, Jan Redmann.
In realtà il clima politico e sociale in Germania è surriscaldato da mesi. A gennaio un incendio delle linee elettriche ad alta tensione scoppiò nei pressi di una centrale elettrica a Berlino, un episodio analogo si verificò in seguito a Reutlingen, e a giugno un incendio ha lasciato senza corrente poco meno di 40.000 persone. Occorrono perciò nervi saldi e capacità di tenere ben distinte le situazioni, soprattutto per non infondere timori incontrollati nell’opinione pubblica. Il ministro degli Interni del Brandeburgo, Jan Redmann, in ogni caso ha dichiarato: “dobbiamo presumere che ci siano dei parallelismi tra l’attentato a Colonia e quello a Turnow-Preilack “.
Giorni duri per la Germania. Ieri era stato annunciato l’esito delle indagini sull’attacco all’aeroporto di Lipsia-Halle del 4 agosto: il mandante è la Russia. Il verdetto è stato comunicato dai ministri federali dell’Interno Alexander Dobrindt e degli Esteri Johann Wadephul, a cui ha replicato il responsabile del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo Dmitri Medvedev, ex presidente della Federazione russa, e delfino di Putin: “Berlino russofoba merita un attacco diretto alle sue aziende che producono armi di Kijv”. Friedrich Merz ha annunciato la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn dal 18 settembre, la chiusura della “Casa russa” di Berlino -un Istituto di cultura che i giornali tedeschi definiscono “controverso”: in queste istituzioni si celano spesso centrali di guerra cognitiva- e l’aumento delle azioni contro la flotta ombra russa.
Su questo fronte, in una operazione EUNAVFOR MED IRINI di pattugliamento del Mediterraneo, in applicazione delle sanzioni contro le navi che esportano petrolio russo, lunedì 30 agosto un’unità d’altura della Marina Militare Italiana ha abbordato una petroliera con bandiera camerunense a sud della Sicilia. La nave era già stata sanzionata dall’Unione Europea e dal Regno Unito.
Mentre in Germania si diffonde la convinzione che non si possa andare avanti come se l’attentato rientrasse in una tragica routine, e che l’atto terroristico di Lipsia richieda una svolta nella strategia di resilienza tedesca -un monito diretto al cancelliere Mertz-, i vertici dell’Unione Europea sono riuniti per decidere le contromisure. In sintonia con le richieste di Wadephul, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas ha reso noto che saranno imposte sanzioni ad altre 1.600 persone e aziende con legami con il complesso militare-industriale russo. E ha chiarito: “Gli attacchi ibridi della Russia sono una sveglia per i Paesi tiepidi nei confronti delle sanzioni”. Pensa all’Italia?
L’Alto Rappresentante non lo ha detto, ma i malumori in tal senso trasversali agli schieramenti politici italiani, fanno buona compagnia con quelli che si manifestano in altri Paesi dell’UE.
Gli esperti tedeschi ritengono che dal 2014, attacchi informatici e guerra cognitiva nella forma delle campagne di disinformazione siano riconducibili alla Russia. Oggi temono che la famigerata “campagna del doppelgänger” anche conosciuta come Operazione Matryoshka, una estesa operazione di disinformazione attraverso il web attiva dal 2022, possa di nuovo essere utilizzata in vista delle elezioni nella Germania orientale per favorire il partito di estrema destra filo-russo AFD.
Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Taiani ha rilanciato questa preoccupazione in relazione agli appuntamenti elettorali in Europa da qui a un anno. E, come hanno fatto l’estate scorsa i servizi di intelligence italiani auditi dalle Commissioni Camera e Senato, gli esperti tedeschi indicano nella polarizzazione sociale e nelle tendenze divisive gli strumenti della guerra cognitiva che la Russia utilizza per minare la coesione sociale “prerequisito fondamentale per la difesa e il processo decisionale politico”.
I Servizi italiani avevano in quella occasione chiarito come questo tipo di guerra, che influenzando per esempio i risultati elettorali mette in crisi l’intero sistema democratico di un Paese, richieda non soltanto un’attenzione vigile ma una strategia ponderata che metta le Istituzioni dei Paesi liberali in grado di fronteggiare la minaccia. Ciò rende molto difficile operare per la difesa della democrazia perché non possono essere compresse le libertà democratiche, e richiede un alto livello di consapevolezza e collaborazione tra le Istituzioni e i soggetti che operano nell’infosfera.
Non estranea forse alla nuova ondata di attacchi è la notizia sul possibile contributo che la Germania fornirebbe alla protezione delle forze nucleari britanniche e francesi, ma la recrudescenza delle aggressioni del regime putiniano ai Paesi europei sembra dovuta soprattutto al fallimento delle operazioni militari russe sul terreno in Ucraina. E si moltiplicano le suggestioni, che però restano tali. In queste ore circolano voci secondo le quali Putin avrebbe affermato di temere di venire impiccato se le sue ambizioni imperiali dovesse naufragare in Ucraina. Secondo una stima accreditata ogni 30 ore muore un soldato russo e le posizioni delle forze di invasione sono instabili. L’Institute for the Study of War conta in circa 123,53 chilometri quadrati l’avanzamento e/o l’infiltrazione delle forze russe, “con un ritmo medio di 3,98 chilometri quadrati al giorno”. Una lentezza che finora non gli ha consentito di ottenere il possesso completo di Kostyantynivka che da mesi è uno dei principali target russi.
D’altra parte le forze ucraine hanno continuato le operazioni di controffensiva liberando almeno 129,81 chilometri quadrati nell’agosto 2026. E ieri la minaccia del presidente Volodymyr Zelensky alle infrastrutture dell’aviazione civile della Federazione russa ha provocato la cancellazione dei voli della compagnia aerea turca Pegasus tra Mosca e la Turchia, e di quelli della Turkish Airlines per Istanbul, della Nesma Airlines per Sharm El Sheikh e della Shirak Avia per Yerevan in Armenia.
Claudio Rocco