Il Fondo

34 anni senza il Presidente partigiano

Sandro Pertini comizio a Milano il 25 aprile 1945

Il 24 febbraio 1990 ci lasciava Sandro Pertini, il Presidente partigiano. La vita e il percorso politico del compagno Pertini sembrano già segnate in giovane età quando, come sottotenente di complemento sul fronte dell’Isonzo, viene segnalato alle autorità militari come simpatizzante socialista e neutralista, distinguendosi, nonostante tutto, per una serie di atti di eroismo per i quali viene proposto per la medaglia d’argento al valor militare. Nel 1918 aderisce al PSI e si trasferisce a Firenze dove si laurea nel 1924. All’indomani del delitto Matteotti, inizia un’intensa attività di lotta contro il fascismo che gli costa l’arresto nel 1925 per aver distribuito un manifesto di denuncia delle angherie del regime, mettendo in rilievo le responsabilità della monarchia verso il perdurare della dittatura e delle sue illegalità e violenze. Ma Pertini rivendica sin da subito il proprio operato, assumendosi ogni responsabilità, disposto, qualunque sia la condanna inflittagli, a proseguire la lotta antifascista per il socialismo e la libertà. Le violenze e le bastonature fasciste proseguono con maggiore violenza, la pressione verso il dissenso è sempre più forte, ma, ciò nonostante, la reazione degli antifascisti non rallenta. Nel dicembre del 1926 è prescelto come accompagnatore di Turati verso l’esilio francese. Qui stringe contatti con gli altri antifascisti italiani prima a Parigi e poi a Nizza dove si arrangia in diversi lavori per sopravvivere: dal lavatore di taxi al manovale al muratore. Riesce persino ad aprire una radio vicino a Nizza per svolgere propaganda contro il fascismo. Nel 1929, con passaporto falso intestato ad un cittadino svizzero riesce finalmente a rientrare in Italia, riallacciando i contatti con la rete clandestina antifascista, ma, riconosciuto, viene arrestato e condannato a dieci anni di reclusione che non sembrano scalfire il suo atteggiamento di convinto dissenso contro il regime, fino a rifiutare la domanda di grazia presentata dalla madre. Dopo il soggiorno a Ventotene, riacquista la libertà nell’agosto del ‘43 e diventa uno dei principali protagonisti del movimento di liberazione nazionale e nella ricostituzione del partito socialista. Dopo l’8 settembre entra in clandestinità fino al 18 ottobre quando, insieme a Giuseppe Saragat, viene arrestato dai nazifascisti e tradotto a Regina Coeli dove, nonostante i durissimi interrogatori, non tradisce i compagni. Trasferitosi al Nord, nell’aprile del 1945 è tra gli organizzatori dell’insurrezione di Milano. Segretario del PSI nel 1945, eletto alla Costituente e direttore dell’Avanti, è uno degli esponenti di spicco del partito nell’immediato dopoguerra e, pur favorevole all’alleanza col PCI, difende sempre l’autonomia della tradizione socialista quale esaltazione della democrazia, della libertà e della tutela delle classi più deboli. Nel 1968 viene eletto Presidente della Camera, ricoprendo la carica con grande equilibrio e rispetto dell’istituzione, aprendosi, sin da subito, all’abbraccio spontaneo con il popolo, soprattutto con i giovani. L’8 luglio 1978 viene eletto Presidente della Repubblica a larghissima maggioranza, manifestando sin dal discorso di insediamento la volontà di cessare di essere uomo di parte e di voler essere il Presidente di tutti gli italiani per consolidare e rafforzare l’unità nazionale. A distanza di 34 anni dalla tua scomparsa, continuiamo a provare un affetto e una stima che non finirà mai: grazie Presidente!

 

Leopoldo Daniele
Sezione PSI Cassino