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5 Paesi escono dal trattato di Ottawa: qualcosa ci sfugge

Di U.S. Army photo by Spc. Derek Gaines - Source, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=531525

Alle prime ore del mattino i Paesi confinanti con la Russia – Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania – hanno raggiunto un accordo per ritirarsi dal trattato internazionale di Ottawa, che vieta le mine antiuomo. Questo ci lascia pensare che le nazioni citate si preparano alla guerra. Ora qualcosa ci sfugge se è vero che Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin stanno esplorando la possibilità di trovare i presupposti per una pace duratura. Lo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha speso molte energie affinché ciò accada, promettendo tutto il suo impegno per supportare l’Europa nel ritrovare quella serenità che, grazie agli americani, era riuscita a riconquistare dopo la devastante Seconda Guerra Mondiale. Per questo non riusciamo a capire la riluttanza dell’Unione Europea mostrata nei confronti del presidente russo, mai sollecitato ad un incontro, quantomeno per il timore che un incidente missilistico potesse far scattare l’articolo 5 della NATO. Così come non comprendiamo la “riluttanza” a prevenire quel conflitto – al tempo – ampiamente annunciato, visto che i russi ne hanno impiegato molto per portare mezzi e truppe ai confini con l’Ucraina prima dell’invasione. Quasi a rallentatore. Insomma, questa guerra sembra figlia della stessa indolenza che permise l’annessione di parte della Cecoslovacchia alla Germania, dove la metafora ha preso vita: “Se dai un pezzetto di formaggio al topolino, poi vorrà mangiarlo tutto.” La comunicazione del ministro lituano, Deville Sakalien, di qualche giorno fa è diventata operativa. Ma cosa aveva detto il titolare del dicastero della Difesa? “Stiamo conducendo discussioni molto intense con i nostri partner nella regione, affinché i cinque Paesi confinanti con la Russia – Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia – possano prendere una decisione congiunta ed inviare un messaggio strategico comune”, ha dichiarato in una conferenza stampa con il ministro omologo polacco. Perché è così preoccupante la decisione di uscire dal trattato di Ottawa, firmato nel 2008 da 160 Paesi che decisero di bandire le mine, proibendo ai Paesi firmatari di acquisire, fabbricare, immagazzinare e utilizzare mine antiuomo? Beh, è un inequivocabile segnale che i Paesi confinanti con la Russia ritengono concreta la possibilità che, se si lascia a Putin l’occasione di mangiare un pezzetto di formaggio ucraino, poi vorrà mangiarlo tutto, a partire dai Paesi prossimi ai confini con l’impero russo. Cioè, loro. L’impatto del ritiro dal trattato di Ottawa da parte di questi Stati avrà conseguenze molto gravi per molti civili. Oltretutto, la decisione di ritirarsi da detto trattato potrebbe invogliare altri a farlo. Tutto ciò avviene in un contesto in cui l’Europa sta preparando un piano di riarmo storico. Non dimentichiamo che alcuni giorni fa il Parlamento Europeo ha votato a favore del piano proposto dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, da 800 miliardi di euro, con 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astenuti. La risoluzione ribadisce il sostegno incondizionato all’Ucraina e l’aumento dei finanziamenti per la Difesa. È previsto, tra l’altro, un incentivo per tutti i Paesi dell’Unione ad aumentare gli investimenti in rapporto al PIL, come previsto anche dalle clausole della NATO. Con l’attivazione della postilla di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità, gli Stati UE potranno sforare del 3% il rapporto tra deficit e PIL nazionale senza rischiare sanzioni, a patto che lo facciano per investire nella Difesa. Se a tutto ciò aggiungiamo la decisione di uscire dal trattato di Ottawa da parte di cinque Paesi confinanti con la Russia e di poter riutilizzare le famigerate bombe a grappolo, o siamo stupidi (perché le infami mine antiuomo sono state superate dai droni), oppure qualcosa ci sfugge.