La relazione di Renzi in Direzione non contiene un solo cenno autocritico. Forse non è da Renzi. L’autocritica è nel linguaggio terzinternazionlista. Ma neanche è ravvisabile un barlume di rettifica dell’impostazione precedente. Renzi non può diventare Bersani e men che meno Bucharin. Ha usato ancora paragoni calcistici, quello dei gol e dei passaggi, come ha definito quello referendario. Ha ancora santificato la riforma costituzionale come la più grande “che una classe politica abbia approvato in Occidente” (sic). Ha attaccato la sua minoranza, quella che vorrebbe eliminare il doppio incarico. Se vuole farlo vinca il congresso. Ma soprattutto ha posto un niet alla riforma della legge elettorale.
Questo, per la verità, senza tenere presente le richieste dei suoi partner di governo., determinanti per la sua sopravvivenza. Renzi ha dato l’impressione di reagire alla sconfitta elettorale accentuando, e non allentando, la sua aggressività. Sarà utile per lui, per il suo governo, per l’Italia? Ho qualche dubbio. Può anche essere che questo linguaggio egli abbia voluto riservare al suo partito e poi nelle vesti di presidente del Consiglio ne usi un altro. Non credo. Anche la motivazione, secondo la quale “sarebbe meschino cambiare l’Italicum perchè c’è il rischio che vinca Grillo” è in linea con le sue convinzioni, quelle che concepiscono la politica come una gara, un gioco, un quiz, dove si perde o si vince. E chi vince prende tutto, chi perde va a casa.
Ha scommesso se stesso sul referendum costituzionale. Poteva fare diversamente? Anche Craxi mise sul tavolo il governo nel 1985, quattro giorni prima del suo svolgimento, non quattro mesi prima. D’altronde, dopo aver sentenziato che attraverso le elezioni bisogna stabilire “un vincitore” Renzi ha inaugurato la terza repubblica de facto. Quella dove non si sceglie un Parlamento, ma un governo, anzi un presidente, come se l’Italia fosse una Repubblica presidenziale. L’aveva studiata per sè, questa legge, può cambiare idea solo perchè la sfrutterà Grillo? I suoi partner di governo, però, dovranno adesso incontrarsi per stabilire una linea comune. Non credo che Renzi abbia parlato anche a nome loro. Leali, sì, autolesionisti, spero di no. A meno che l’intervento della Corte risolva lei il problema. E sarebbe l’ennesima volta che il Parlamento si piega, per incapacità.