Decisione almeno discutibile quella dei vertici del Pd di non aprire un dibattito dopo la relazione di Renzi alla luce della sconfitta referendaria. Solo Walter Tocci ha tentato fi prendere la parola subissato da grida e da improperi. Ora, che ancora non si sia sviluppato un confronto all’interno del maggior partito italiano, sulle cause di un risultato così clamorosamente negativo, non può che preoccupare. Anche perché tutto è legato al silenzio pubblico e alle confessioni private.
I vari gruppi, dei quali non conoscevamo neppure la completa esistenza, pare si siano riuniti in vari locali e ristoranti romani. Difficile pensare che nessuno avesse voglia di dire la sua. Al Nazareno dentro parlava solo Renzi, fuori i militanti insultavano i dissidenti, mentre altri rilasciavano dichiarazioni in contrasto con la linea del loro (ex?) leader. Oggi il presidente del gruppo del Pd al Senato parla di un governo che può arrivare fino al 2018. Zanda fa parte della corrente di Dario Franceschini che pare in armonia con quella del ministro Orlando e con quella cosiddetta dei giovani turchi (sic) di Matteo Orfini. Costoro paiono piuttosto freddini ad assecondare i propositi di Renzi e più propensi ad allungare i tempi.
Non ci sono solo leggi elettorali di Camera e Senato, ci sono appuntamenti internazionali rilevanti, e i problemi reali del paese da affrontare. In più c’é un dato politico di non scarso rilievo. E cioè il fatto che una maggioranza esiste ancora sia alla Camera sia al Senato, come il voto di fiducia sulla legge di bilancio ha confermato. Mattarella, non a caso, ha accolto con riserva le dimissioni del presidente del Consiglio. Vuol dire che si tiene la riserva di poterlo rinviare alle Camere come sarebbe istituzionalmente corretto. Le crisi, si è detto più volte, si aprono con un voto del Parlamento. E il Pd dovrebbe sciogliere lì la sua riserva sulla permanenza in carica dell’esecutivo.
Anche oggi tutto tace. E’ giorno di festa e qualche indiscrezione filtra dai vari palazzi. Si fa più tiepida l’appassionata rincorsa alle urne. Il problema é che il Pd non parla con documenti ufficiali, non si interroga sulle ragioni della sconfitta. Non sappiamo fino a che punto segua la linea che porta quasi subito alle elezioni lanciata dal segretario. Cosi come il Parlamento tace. Anzi, ha parlato il Senato con la fiducia. E Renzi con le dimissioni. Da domani inizieranno le consultazioni, tra i consultati anche i socialisti che diranno tre cose: no a elezioni subito e perplessità su un ricorso anticipato alle urne, sì a un governo di ampie intese e anche a un eventuale reincarico a Renzi. Ma domani è un altri giorno…