Agorà Socialista

Antonio Musmeci Catania
Un modello di sviluppo alternativo e concreto

“Ognuno di noi può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato, essa suona soltanto per la parte migliore di noi stessi, vibra ogni qualvolta è in gioco il diritto contro la violenza, il debole contro il potente, l’intelligenza contro la forza, il coraggio contro l’acquiescenza, la solidarietà contro l’egoismo, la saggezza e la sapienza contro la fretta e l’improvvisazione, la verità contro l’errore, l’amore contro l’indifferenza… Occorre soprattutto fede nella redenzione dell’uomo, nell’ascesa verso una Comunità più libera spiritualmente e materialmente più alta, in un mondo più degno d’essere vissuto”[1]

Queste ultime settimane hanno riproposto l’attenzione sulla forza, derivante dalla rappresentanza politica, espressa dal PSI. Non è un mistero, confermato da deludenti risultati elettorali, che il nostro partito non riesce ad essere rappresentativo né di una classe né aggregatore di individui. Il socialismo non ha più un gruppo sociale di riferimento, con caratteristiche e bisogni specifici di facile sollecitazione. Il deficit di rappresentanza involge tutto il panorama politico, ad eccezione di fuochi reazionari che si autoalimentano; l’astensionismo è il vero vincitore delle ultime tornate elettorali.
Nell’odierna società liquida[2], dove la moltitudine dialoga attraverso mezzi mediatici autoreferenziali, vi è sempre più indifferenza verso la politica. Questo fenomeno è rappresentativo di un cambiamento in essere nelle strutture sociali. Il potere della civiltà dei consumi[3], borghesizzando il proletariato, ha distrutto le realtà particolari .

Nella società post industriale i diritti si sono trasformati in servizi, il cittadino in utente.
Che fare dunque?
La soluzione, lungi dal rinvenirsi in facili alleanze, è da forgiare su diverse e nuove basi culturali ed ideologiche. Se lo Stato politico diviene azienda borghese noi, custodi del pensiero socialista, dobbiamo fornire un modello di sviluppo alternativo e concreto.
Le linee guida di un piano industriale per l’azienda “Italia” esistono già, sono state scritte da Adriano Olivetti. Cresciuto nella tradizione del socialismo “comunitario”, questo socialista libertario, elaborò un pensiero del tutto originale. L’impresa non doveva assicurare solo buoni profitti, ma realizzare lo sviluppo sociale, culturale e umano del lavoratore. Doveva, rispettando ogni individualità, talento e aspirazione, creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, creando le condizioni di benessere materiale e spirituale. Alla base di tutto c’è l’idea di comunità, definita da Olivetti come l’unica via da seguire per superare la separazione tra industria e agricoltura, tra produzione e cultura. Il modello olivettiano non era solo teoria, ma applicazione pratica in una industria di avanguardia che il mondo ci invidiava.
Solamente l’attenta analisi delle istanze umane presenti nel partito e nella società sarà capace di dare nuova linfa e vigore agli ideali socialisti, allora si riuscirà a catalizzare l’attenzione del pubblico, non più elettorato passivo, creando un nuovo schema di dialogo tra politica e cittadini.

Antonio Musmeci Catania
FGS Circolo di Roma

________________
[1] Città dell’uomo, Adriano Olivetti.
[2] Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l’incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori.
[3] Pasolini sulla società dei consumi: https://www.youtube.com/watch?v=DO81YUdMESw