Messo alle corde di una decisione da prendere a tempo ormai scaduto il premier Conte ha fatto la sua scelta nell’ottica decisiva di non dissipare, oltre alle risorse, il credito acquistato in Europa con l’apporto dato alla elezione della Presidente della Commissione europea e relativo codicillo di un incarico di peso all’interno della stessa, che non sarà Giorgetti per sua rinuncia essendo a forte rischio date le posizioni sovraniste della Lega.
E’ indubbio che le posizioni assunte da Conte sono destinate a segnare una svolta perché nel solco di quella previsione che feci al suo insediamento. Il governo poteva vantare tre posizioni, le due componenti la maggioranza parlamentare ed un ‘altra in fieri, stabilizzatrice in Europa, che definii quirinalizia saldamente ancorata alle scelte europeiste di Mattarella.
Nel dipanare la matassa dei nodi di una maggioranza disomogenea si aggiunga una scelta destinata ad essere decisiva per la prosecuzione della maggioranza ed è rimettere la scelta al Parlamento, che se non in linea con quanto stabilito e dichiarato preliminarmente dal Premier equivarrebbe alla sfiducia al Premier ed al Governo con tutte le conseguenze che potrebbero seguirne, in primis il ritorno della palla a Mattarella tanto più che si dà per chiusa la finestra per le elezioni a settembre. Il pronunciarsi per una soluzione e poi affidare il verdetto al Parlamento apre la strada alle maggioranze a geometrie variabili ed apre un varco consistente ad un ago della bilancia connotato da posizioni di centro intorno a Conte, destinato a diventare un cuneo tra e dentro ambedue le forze di governo, presenti e future, dopo la verifica elettorale.
I rapporti con la Russia costituiscono il tallone di Achille d cui è affetto Salvini e spiega, incassata la realizzazione della Tav, la sua prudenza nel sostenere la scelta delle autonomie differenziate che colpirebbero proprio quel Sud che intende rappresentare, pena la smentita del carattere nazionale del suo partito per vincere l’Opa su tutta la destra. Dulcis in fundo c’è il siluro innescato da Di Maio con il taglio dei parlamentari che alla prima occasione utile è destinato ad andare a fondo anche per dare il ricambio ad una guida logorata del movimento senza più appeal.
Roca