Il Fondo

Eurocentrismo in panne

Sono mesi che siamo appesi ai bollettini di guerra dell’andamento del Corona virus, la pandemia che non risparmia nessun angolo del pianeta e proprio per questo sollecita una visione d’insieme ed una assunzione collegiale di responsabilità. Eppure lo scontro permanente tra USA e Cina sulle responsabilità relative allo scoppio e diffusione della pandemia e ripartizione degli oneri, invece che spronare ad una presa in carico in spirito di solidarietà, acuisce un multilateralismo di accattonaggio di sfere di influenza da parte delle potenze maggiori.

Questo frazionamento peraltro è sollecitato dalla miopia antistorica dei vari sovranismi e populismi localistici perfino nella UE con chiari tentativi di volgere le istituzioni verso soluzioni autoritarie adducendo come alibi di dover far fronte al pericolo della pandemia. Questa situazione esige non solo di fronteggiare a viso aperto il tentativo di dissoluzione dell’Europa e dell’euro ma di non chiudersi nell’autarchia e nell’autosufficienza di un’Eurocentrismo destinato a soccombere nello scontro tra le massime potenze senza esclusione di col colpi come sta accadendo tra Usa e Cina. Ai Paesi terzi, piccoli o grandi che siano, serve un’Europa che faccia da contrapposizione alla politica di annessione ed espropriazione e sia espressione vissuta dei propri principi di uguaglianza, libertà e solidarietà.

Lo sforzo in atto grazie all’accordo rilanciato dall’intesa tra Germania e Francia sull’asse Merkel-Macron ha bisogno di un sostegno di tutti gli altri Paesi della UE per vincere le resistenze dichiarate non solo di quattro partner europei ma trasversalmente di quote consistenti di elettorato con diffuso insediamento sociale esposto alle scosse pandemiche dirette ed indirette. Un esempio per tutti lo schivare il debito che l’Europa ha verso l’Africa nel suo complesso tanto che è assente, tranne che per la tematica ambientale, ogni riferimento al collasso sanitario di un continente che potrebbe incorrere, allo stato attuale delle sue strutture inadeguate o assenti, nello sterminio di tre milioni di cittadini oltre a tentativi di esodi in massa. La proiezione della UE nel vivo del dramma africano -è un’occasione storica per contenere le tentazioni annessionistiche oltre quelle neo-colonialiste delle grandi potenze. L’Africa sì avrebbe bisogno di un piano Marshall in cui a far da cerniera tra i due continenti dovrebbe diventare protagonista la parte Sud della UE ampliando e tutelando le nuove frontiere per non subire immigrazioni bibliche, un bis pandemico di cui non si avverte nessun bisogno.

Di natura complementare ad un’intesa tra l’UE ed il nord-Africa è un piano che si faccia carico espressamente della integrazione degli immigrati regolarizzati e di quelli regolari secondo flussi programmati che favoriscano l’integrazione specie dove, come nel Mezzoggiorno, registriamo il dissanguamento per spopolamento e la risposta ricorda per necessità la logica che spinse i Romani al ratto delle Sabine. Una mappa delle aree che si vanno desertificando in Europa e segnatamente in Italia suggerisce di cogliere al volo la storica occasione di disinnescare la bomba del calo demografico e rimpinguare le aree abbandonate offrendo un’integrazione consensuale con reciprocità di diritti e doveri un po’ sulla falsariga della bonifica pontina. Sì l’Europa solidale al suo interno è in grado di proiettarsi sul nuovo scenario internazionale del dopo-pandemia testimoniando la natura ideale della sua presenza.

Roca