Chiedo scusa al Direttore se a pochi giorni di distanza dal precedente, per la prima volta sollecito una pubblicazione anticipata rispetto alla cadenza settimanale. Ma la lettura dell’intervista a Di Maio sulla Stampa di oggi, in sintesi le sue lacrime di coccodrillo sulla sorte di Napoli e del Sud sotto la falce della pandemia, è di una così aberrante distrazione di massa da meritare una messa a punto delle sue prevalenti responsabilità. Certo è che Conte non ha brillato per intuizione e determinazione nella posta in gioco ed a mio avviso la storia presenterà il conto per la sua omissione di non aver attinto subito ai fondi del MES al tasso più basso reperibile sul mercato. Che differenza rispetto ad un Kohl che contro tutti gli interessi in campo, pur ad altissimo costo, accelera la riunificazione tedesca temendo la rinascita aggressiva dell’orso russo.
Il discrimine fu: “Ora o mai più”! Conte dopo la prima ondata, col Mezzogiorno risparmiato, ha scoperto nella sua gravità paralizzante la discriminazione verso il Sud perpetrata da lunghi anni per la latitanza di uno stato tenuto a garantire il diritto alla salute per tutti e ovunque. Anche per lui, con tutte le previsioni peggiorative della seconda ondata, quindi con effetti devastanti specie per un Sud sottodotato, rispetto al MES, la scelta si poneva nei termini “Ora o mai più! Ha preferito tenere stretti i suoi sponsor, in primis Di Maio ,ideologo del no al Mes, senza altri motivi validi che tenere in vita il cordone ombelicale coi sovranisti, anch’essi contrari perché antieuropeisti, con l’ammiccamento di poter ricorrere al doppio forno. Dov’è andato a finire chi voleva accreditarsi come il paladino del Sud e che in nome del Sud poteva cogliere un’occasione storica? Un’omissione storica la sua che non è di buono auspicio nell’affrontare il ritorno di fiamma di un Di Battista nel nome di un fideistico ritorno alle origini, quando per legittima difesa dovrebbe apertamente proporre di estirpare i virus delle origini e non solo quello non certo disinteressato del superamento dei due mandati. Da questa castrazione dei primi attori, Conte-Di Maio, non è affatto esente il PD con tutta la sequela dei pro-MES, puntualmente inascoltata e rinviata. Possibile che politici di lungo corso, non avendo risposte, secondo la prassi dibattimentale, non si pongano il problema di come riformulare la domanda? Nel nostro caso spostare il confronto dal terreno dell’accordo politico di vertice a quello più ampio territoriale-istituzionale con gli enti territoriali a partire dalle regioni? Qui sono emersi i limiti del protagonismo narcisistico del governatore campano che avrebbe imposto con sottoscrizione trasversale, specie PD-FI, l’immediato ricorso al MES senza se e senza ma, offrendo a Conte un busto popolare alla sua spina dorsale.