Opinioni e commenti

Voglio andare a scuola

L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re, mi diceva sempre mia mamma quando chiedevo le cose e, non ottenendole con la persuasione, nel punto massimo del capriccio battevo i piedi sul pavimento e dicevo: no, lo voglio, solitamente mi riferivo ad un giocattolo! Erano tempi diversi, erano i tempi dove quando nevicava era festa perché non si andava a scuola. A scuola oggi non è possibile andare non per i fiocchi di neve, ma a causa delle goccioline invisibili della pandemia Covid-19 diventata padrona di ogni cosa e anche della vita dei giovani: i giovani a cui impedisce di frequentare le lezioni e socializzare.
Sono mesi ormai che il Coronavirus rende complicata la normalità, la rende complicata a tal punto che un fatto così scontato come andare a scuola è diventato difficile. Anche in tempo di guerra era possibile istruirsi e stare insieme, in un modo o nell’altro, e i ragazzi portavano a termine i propri studi. Un trauma, non entrare in classe per gli studenti di oggi, soprattutto un trauma perché è già il secondo anno in cui, giorno dopo giorno, spostiamo orari delle lezioni, frequenza alternata talora in frequenza e talora da remoto. Insomma, un trauma tanto grande da spingere questa generazione non a fare la danza della neve per rimanere a letto, al calduccio, il giorno dopo, ma vedere gli studenti sfilare, come tanti piccoli soldatini di piombo, davanti agli istituti scolastici chiusi, e in un certo senso anche preclusi, a coloro che per primi ne hanno diritto così come sancito dalla Costituzione. Voglio andare a scuola, è diventato un grido impensabile solo fino a ieri, voglio andare a scuola e stare meno collegato su ‘ TikTok’ è il grido che fa venire la pelle d’oca e il nodo alla gola.
Vediamo gli adulti confrontarsi per trovare una soluzione, pochi, però, riescono davvero ad identificarsi nel disagio di questi ragazzi, per assurdo credo sia difficile anche agli psicologi; psicologi che, peraltro, vedono riempire i loro studi di clienti che non avrebbero mai immaginato: gli studenti. Situazioni nuove e difficili per tutti, nessun dubbio, ma forse potremmo tentare di coinvolgere di più i giovani studenti…dato che si tratta della loro vita! A tal proposito mi viene in mente che tanti anni fa, durante un congresso di pediatria, inserii tra i relatori un ragazzino di 12 anni; grande sconcerto provarono i luminari. Poi, quasi a dimenticarsene, è iniziato il convegno, dove lo scontro titanico tra ‘paroloni’ faceva emergere le teorie più illuminate. Quando toccò al ragazzino, preso il microfono in mano, iniziò dicendo: “è della mia vita e della mia salute che state parlando, vorrei essere coinvolto ed informato…”. La platea dei convenuti tacque qualche secondo, per applaudire subito dopo in maniera scrosciante tanta verità è tanta spontaneità. Per tornare al tema della scuola, forse, dovrebbero essere gli stessi studenti i veri rappresentanti di classe: cosa dite dell’idea di coinvolgere più loro dei genitori? Pensateci!