Il Covid, ma soprattutto la disorganizzazione del nostro Paese, ha contribuito a far ‘perdere’ definitivamente oltre 600mila interventi chirurgici di cui 50mila oncologici: dati spaventosi. Ma è ancor più spaventoso non aver previsto, tra la prima e la seconda ondata pandemica, di ridisegnare la parte operativa della nostra sanità, come dividere, tra strutture ospedaliere diverse, i pazienti Covid dai pazienti con altre patologie. Eppure, le esperienze drammatiche da febbraio a giugno avrebbero dovuto insegnarci qualcosa!
Non mi riferisco al personale medico e infermieristico, ma a quei direttori sanitari preposti a questi compiti specifici. Pasticcioni loro e i politici che nel tempo li hanno nominati. Basta con l’ipocrisia, chi volete che decida i responsabili delle strutture ospedaliere se non i partiti!
C’è stato un gran parlare della mancanza di un piano pandemico aggiornato, ma anche quello precedente avrà pur avuto un protocollo da seguire; invece, probabilmente, non è stato seguito, e forse nemmeno guardato, perché altrimenti avremmo, perlomeno, avuto le mascherine nella scorsa primavera…tanto per citare un esempio!
Ora dobbiamo capire se esista un piano organizzativo preciso per recuperare tutti gli interventi sospesi durante la fase pandemica!
È vero, sono molti i cittadini che vi hanno rinunciato per paura di contagiarsi, perché a partire dai medici, che sono i primi a mettere in guardia i pazienti, c’è stata e c’è ancora una persistente campagna mediatica che terrorizza tutti noi facendoci vedere gli ospedali più disastrati…a partire da quelli della Capitale.
La nostra sanità pubblica, gioiello di efficienza solo fino a qualche anno fa, non può mettere le persone nelle condizioni di scegliere se morire contagiati da Covid o per una peritonite! Sto esasperando il concetto, ma la sostanza non cambia. Oltretutto, con questa modalità, abbiamo spinto i cittadini a rivolgersi alle cliniche e agli studi privati: non vorrei che avesse ragione Andreotti quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
D’altronde, i medici eroi, sono sempre quelli; nel senso che una gran parte di loro lavora indistintamente nelle strutture pubbliche e private, magari utilizzando le stesse strumentazioni diagnostiche dove se paghi ne usufruisci subito, mentre con il Servizio Sanitario Nazionale, ‘in tempi normali’, aspetti mesi e mesi.
La situazione è surreale, ma è surreale soprattutto continuare con questa ipocrisia dei medici eroi: eroi per cosa? quando la maggior parte di loro visita al telefono come nel film Papillon, dove il medico della prigione chiedeva ai carcerati di tossire ascoltandoli dallo spioncino della cella! Poi, per carità, una gran parte di loro avrà sicuramente avuto una dedizione al lavoro encomiabile.
Avremo la speranza di tornare alla normalità sanitaria o dovremo sottostare alle regole dei più ricchi che già si vaccinano contro il Covid comperando le dosi a suon di migliaia di euro, e ai ‘furbetti’ che se li iniettano impropriamente?!
Concludo cercando di anticipare coloro che naturalmente diranno che i Paesi d’Europa versano nella stessa situazione; è vero, ma non sono loro che vantano di avere la migliore sanità del mondo con il personale sanitario in lista d’attesa per la “beatificazione”!