Si ricordano che Roma è capitale solo in campagna elettorale! Anche questa volta non fa eccezione, argomenti triti e ritriti rispolverati per l’occasione e da riporre subito dopo nei cassetti della memoria. Vorrei provare a mettere in ordine le priorità di cui Roma ha bisogno per i molteplici ruoli presenti e futuri che è chiamata a ricoprire senza che tutto si riduca ad interventi una tantum. Con la presa in carico dall’Europa, si spera, in via prioritaria dell’area mediterranea e dell’Africa, per prossimità geografica e culturale, Roma è la capitale europea più in grado di fungere da pilone continentale del ponte che vogliamo costruire con l’Africa e non limitarci a strappare qualche agenzia internazionale. Per assumere questo ruolo strategico Roma deve fare un salto di qualità, quello che fu auspicato e risultò decisivo per l’introduzione in Costituzione delle città metropolitane e mettere in condizione i capoluoghi prescelti, non solo Roma e Milano, di competere con le altre europee. Una prova eclatante del semi-analfabetismo istituzionale in cui stiamo sprofondando è il silenzio tombale in Parlamento sui passi attuativi per dare corpo ed anima alle città metropolitane tra cui spicca la problematica delle circoscrizioni e la loro crescita a veri e propri soggetti autonomi per struttura e risorse. Nemmeno la scossa della pandemia è bastata a richiamare l’urgenza di una rete territoriale per i servizi essenziali che distribuisca i pesi relativi invece di accentrare, con gli esiti che sappiamo, tutto nelle cattedrali nel deserto. Altre conquiste ipotizzate che sembravano acquisite nel momento in cui nacquero le città metropolitane, fu quella dell’assorbimento delle rispettive province, da cui mutuavano la legge elettorale dell’uninominale proporzionale con premio di maggioranza con due tasselli di effettiva partecipazione democratica: unica circoscrizione elettorale senza l’attuale divisione tra cittadini di serie A, quelli della vecchia Roma ,e quelli di serie B della vecchia provincia, semplice appendice aggiuntiva. Tra l’altro l’unica circoscrizione con i collegi uninominali richiede ai partiti la scelta dei migliori per essere competitivi. Infine impedisce la necessità del ricorso ai grandi apparati o molto più spesso al connubio tra potere politico ed economico con possibili infiltrazioni della malavita organizzata. Allo stato degli atti, dall’unica esperienza nelle circoscrizioni, i loro rappresentanti, passano da un bacino di elettorato intorno ai 350.000 abitanti alla voragine dei 4 milioni in crescendo. A che serve lamentarsi della qualità della classe dirigente se viene indotta per competere ai più compromettenti connubi?
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