Il voto amministrativo di domenica conferma un trend ormai consolidato in Italia. Permangono e anzi si accentua la disaffezione dei cittadini dalla politica e dal voto, causato a mio giudizio dal progressivo depauperamento delle ideologie e delle passioni che esse innescavano nella gente, e dall’abbassamento del livello qualitativo dei candidati, spesso raccogliticci e privi di un progetto politico-strategico coinvolgente. In questo quadro regge meglio il Pd, che rimane uno degli ultimi partiti strutturati sul territorio. Mentre la destra italiana, come del resto tutto il fronte sovranista continentale, paga la sua inadeguatezza rispetto alle dinamiche economiche e sanitarie che oggi pervadono l’Europa. Non mi avventurereri però in pronostici eccessivamente ottimistici rispetto alle future elezioni politiche, anche tenendo conto del ridimensionamento difficilmente reversibile degli alleati grillini. Il centrosinistra stenta ad essere una coalizione plurale con più punte, pagando ancora la sciagurata presunta vocazione maggioritaria del PD veltronianiano. In questo quadro i socialisti con grande orgoglio e generosità si sono spesi in questa tornata elettorale, mettendoci la faccia pur in condizioni oggettivamente difficili. Confermando le nostre storiche difficoltà nelle metropoli e al nord, ma confermando il nostro insediamento al sud e nei centro medio piccoli. Va proseguito nei prossimi mesi il percorso intrapreso dal segretario e dal gruppo dirigente. Occorre lavorare, pedalare, presentare liste ove possibile, cercare di bucare l’ostracismo dei mezzi di comunicazione nei confronti del Psi, raccogliere sotto il nostro tetto tutti i piccoli rivoli che si richiamavano al socialismo presenti nella società italiana. Lo dobbiamo alla nostra storia, ad un centrosinistra che ha assoluto bisogno di articolarsi in maniera più ampia del solo PD, e lo dobbiamo ad un paese che deve riprendere una nuova stagione di riorme e di rilancio economico.
Nino Oddo