Il controllo delle materie prime, dell’energia, del cibo, delle armi, dei farmaci e da ultimo, come fatto emblematico, dei vaccini anti Covid che stanno ‘salvando’ l’uomo, regola gli equilibri del mondo ed il dollaro è, in maniera ‘prepotente’, la moneta utilizzata per lo scambio di queste merci vitali. La finanza americana prospera su questo privilegio che difende a costo della vita; infatti, ogni volta che si è affacciata la possibilità di affiancare un’altra valuta è sempre scoppiata una guerra o una rivoluzione. Il desiderio di contrastare i ‘verdoni’ è legittimo desiderio di ogni Stato moderno; il marco tedesco per esempio, all’inizio del terzo millennio, si è dovuto travestire nei panni dell’euro per cercare di irrompere sul mercato e arginare la spaventosa potenza del dollaro…ma ci riuscirà entro il 2050? Non lo so, certamente finora i cittadini europei hanno dovuto pagare un prezzo altissimo per questa ambizione! Ma alla fine sarà valsa la pena per i nostri figli e nipoti? Intorno alla terra ci sono molti satelliti artificiali che portano in giro un uragano pronto ad abbattersi con tutta la sua forza su chi dovesse mettere in pericolo l’egemonia della moneta americana. Il dollaro USA da oltre settant’anni è valuta di riserva mondiale incontrastata. Fu a Bretton Woods nel luglio del 1944 che si decisero le sorti del mondo che si affacciava a uscire dalla guerra: in quell’occasione si convenne che il dollaro potesse essere convertito in oro a livello internazionale. Di conseguenza, qualsiasi Paese del blocco atlantico avrebbe dovuto accettare il cambio della propria moneta con il dollaro, rendendo la moneta americana l’unica valuta obbligatoria nelle transazioni internazionali, commerciali (acquisto di materie prime oppure di prodotti finiti) e finanziarie. La decisione venne presa alla fine della seconda Guerra mondiale, quando l’America rivendicò il merito di aver salvato il mondo, anche se l’ufficialità di quella decisione si disse che fu l’occasione per mettere ordine alle conseguenze della grande depressione che aveva posto in ginocchio l’economia a cavallo degli anni Trenta. In questo caso l’America ottenne un enorme risarcimento per aver salvato l’Europa e il pianeta dal nazismo. Di fatto, le basi politiche degli accordi di Bretton Woods vanno cercate nella confluenza di circostanze chiave, come le comuni esperienze negative degli Stati e la presenza di un potere dominante disposto ad assumere la direzione del coordinamento, oltre ad essere in grado di svolgere tale ruolo. Tutti i governi che siglarono il contratto concordarono che la dura lezione del caos monetario del periodo tra le due guerre fosse sufficiente per placare gli animi ed appianare le divergenze. Diedero la speranza di superare la sconfitta degli anni Trenta, periodo in cui il controllo del mercato dei cambi aveva minato il sistema dei pagamenti internazionali su cui era basato il commercio mondiale. Gli accordi di Bretton Woods sono stati un aquilone che ha portato a spasso un uragano. Il dollaro è un po’ come il marchese del Grillo quando dice: ‘io so’ io e voi non siete un ca**o!’
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