Opinioni e commenti

Leggi stonate? Cannabis contro l’afonia

La nostra, dicono, è la Costituzione più bella del mondo. E tra gli articoli costituzionali più belli abbiamo il numero 75, con cui il popolo si fa legislatore tramite referendum abrogativo.
Quello proposto dal comitato Cannabis Legale ha raccolto in poche settimane 630mila firme (superando di 130mila unità la soglia minima prevista per legge) e il 28 ottobre gli esponenti della campagna Meglio Legale, con Radicali, Sinistra e Associazione Luca Coscioni, hanno depositato il quesito referendario meglio noto come “legalizzazione della cannabis”.
Entro il 30 novembre la Corte di Cassazione dovrà vagliarne l’ammissibilità, ed entro febbraio toccherà alla Corte Costituzionale sancire la piena esecutività dell’iter abrogativo.
Toccherà poi alle camere stabilire la data del referendum. Gli schieramenti sono già ben noti, come pure la lista di pro e contro che ogni fazione si è da tempo affrettata a stilare.
Partiamo dai dati: i consumatori italiani di cannabis sono circa 6 milioni; di europei, ne sono oltre 22 milioni.
Ricordando che si tratta di intervenire sulla liceità dell’uso personale, e non medico/terapeutico della cannabis, i paesi in cui questo è già consentito riportano dati generalmente positivi: in Canada dal 2018 a oggi il numero di consumatori si è dimezzato; il Portogallo, libero dal 2001, è adesso il paese europeo con la percentuale più bassa di giovani consumatori; il Colorado, primo fra gli stati USA a legalizzate la cannabis, riporta una costante diminuzione del suo consumo tra i giovani, con un trend in costante calo da ormai sette anni.
Già dal 2006 i medici italiani prescrivono apposite preparazioni (dette “magistrali”) preparate da farmacisti con Dronabinol o sostanze attive ottenute dalle infiorescenze della pianta. Dal 2013 possono prescrivere anche il SativexR, estratto di cannabis che seda gli spasmi della sclerosi multipla. Fino al 2016 la materia prima era importata dall’Olanda, ma oggi è lo Stabilimento chimico farmaceutico di Firenze a produrre e fornire il Cannabis FM-2, a costi ridotti e con maggiore garanzia di purezza. Da luglio 2018 è stata avviata anche la commercializzazione del Cannabis FM-1. Tali sostanze, controllate dall’Organismo statale per la cannabis (leggi: Ministero della Salute), hanno molteplici impieghi: regolano i dolori cronici da lesioni midollari, attutiscono la nausea post-chemioterapica, stimolano l’appetito di anoressici e pazienti oncologici, arginano l’ipertensione da glaucoma, riducono le contrazioni nervose da sindrome di Tourette.
Ma l’auspicato referendum vuole ottenere la depenalizzazione del possesso e del consumo di cannabis per uso personale, non medico, purché non sia destinato a traffico illecito.
Il traffico illecito, appunto: la relazione 2021 della DIA annota che le mafie in Italia guadagnano 6 miliardi e mezzo di euro all’anno dal solo spaccio di cannabis, che è la sostanza più sequestrata in assoluto (oltre il 70% di tutte le droghe sequestrate). In termini di volumi, se i sequestri di cocaina si fermano a settemilaseicento, quelli relativi a cannabis e suoi derivati, cioè marijuana e hashish, superano i dodicimila all’anno.
Altro confronto che parla da solo: se in Italia il settore del vino fattura 11 miliardi di euro all’anno, il settore della droga ne fattura oltre 16 annui, di cui oltre 6 miliardi per la sola cannabis.
Questo comporta che nelle nostre carceri il 35% dei detenuti è recluso proprio per aver violato il Testo unico sugli stupefacenti, contro la media europea che si ferma al 18%. Se gli italiani votassero si a questo referendum abrogativo e depenalizzante, lo Stato risparmierebbe 541,67 milioni di spese legate alla magistratura carceraria, e 228,37 milioni di spese per ordine pubblico e sicurezza. Con pari danni economici inferti ai signori della droga, che si vedrebbero privati di un enorme bacino di clienti e quindi di entrate.
Sul piano etico/morale, infine, l’OMS è stata più sveglia di noi quando ha rimosso la cannabis dalla lista delle sostanze dannose allargata alla Convenzione internazionale sugli stupefacenti. Sempre l’OMS ha stabilito ormai da un pezzo che la cannabis non induce ad aumentare l’uso di altre droghe, anzi: studi recenti dimostrano che nei paesi in cui è stata liberalizzata, il numero dei suoi consumatori è in costante decremento.
In Italia, dove abbiamo le leggi sulle droghe più severe d’Europa, il tasso di studenti che ne fa uso è il più alto d’Europa: il 28% contro il 14% dell’ media europea.
I tecnici fanno anche notare che grazie alla liberalizzazione, si sarebbe liberi di attivare campagne di divulgazione scientifica anche nelle scuole, come già si fa per le malattie sessuali, l’alcol o il fumo. Già, perché il dibattito pubblico è consentito solo su tematiche lecite. Il resto resta appannaggio di ignoranza e mafie.
Stiamo riuscendo a consentire un atto di suprema civiltà, l’eutanasia. Riusciremo anche a rendere legittimo l’uso di una sostanza liberatoria, in questo la società fin troppo aggrappata a falsi miti e nocive costrizioni?
Economia, medicinane buon senso si sono già espresse a favore. Resta la legge, la pitagorica voce della ragione.
È forse il momento di non restare muti.