Annunciato già lo scorso ottobre e consegnato materialmente a Roma il 6 dicembre, il premio Nobel per la fisica è ufficialmente assegnato a Giorgio Parisi il 10 dicembre, in videoconferenza globale da Stoccolma.
10 dicembre, data simbolo per la storia del celebre premio perché coincide con l’anniversario della morte di Alfred Nobel, fondatore dell’istituzione.
Esattamente 100 anni fa il premio andava ad Albert Einstein. Quest’anno il Nobel ha voluto premiare non la fisica che solitamente cattura l’attenzione del grande pubblico, come quella subatomica o astronomica. Stavolta il comitato del Nobel per la fisica ha voluto riconoscere la rilevanza di chi ha investigato quella zona grigia in cui avvengono fenomeni complessi e caotici, difficilmente descrivibili e prevedibili, come il clima. Giorgio Parisi, insieme a Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann, ha infatti mirato a comprendere l’effetto dell’anidride carbonica sulle temperature della terra, per individuarne il legame tra attività umana e riscaldamento globale. Parisi in particolare ha fornito i mezzi teorici per meglio capire l’influenza degli stati disordinati che si producono in una grande quantità di sistemi, dai materiali alle reti neurali. Si tratta di un concetto affascinante che gli scienziati chiamano “frustrazione”.
Tecnicamente, quando è che un sistema si dice frustrato?
Immaginiamo due piccoli magneti accostati che hanno già raggiunto uno stato di equilibrio stabile orientando i propri poli in direzioni opposte. Se avviciniamo un terzo magnete ai primi due, ciascuno di essi proverà a orientarsi in direzione opposta a quella dei suoi due vicini, ma non troverà alcuna configurazione plausibile. Allora il sistema si dirà “frustrato”, perché dovrà accontentarsi di una delle altre disposizioni possibili, nessuna delle quali sarà però ottimale.
Parisi ha sviluppato nel dettaglio gli strumenti matematici utili ad affrontare questo tipo di problemi.
Il nostro fisico ha paragonato il suo metodo di ricerca a quello di un ospite che deve trovare la migliore disposizione a tavola per un gruppo di persone che non vanno tutte d’accordo tra loro. E Parisi non è nuovo a questo tipo di curiose ricerche: in passato si era già spinto su strade insolite, come lo studio delle evoluzioni degli stormi di storni, spettacolo usuale nei cieli romani che evidentemente anche i fisici apprezzano.
La questione di come i sistemi composti di molte parti semplici (uno stormo di uccelli, appunto, o uno sciame di api, o una comunità di formiche) possano dar vita a comportamenti collettivi molto complessi in cui ordine e caos siano comunque in equilibrio dinamico e produttivo, è cruciale anche nei processi decisionali delle società moderne.
Si pensi alla gestione dell’attuale pandemia, o alla ricerca della migliore strategia per affrontare l’emergenza climatica. Questo Nobel sembra ricordarci la rilevante concretezza della scienza, e della fisica in particolare: come se le leggi della natura, quelle sulle quali indagano ogni giorno gli scienziati, fossero da sempre lì pronte a dettarci soluzioni applicabili a molti altri problemi quotidiani, fuori dai laboratori e dentro le nostre case.
“Mettere ordine nel caos è sempre stata la passione della mia vita” – dice Parisi, dichiarandosi anche accanito lettore di Italo Calvino. È chiaro, allora, che Marcovaldo potrebbe rivolgere proprio a Parisi quella sua illuminante chiosa: “Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi”.
E lo auguriamo anche ai prossimi scienziati che troveranno ancora nuove soluzioni a vecchi problemi.