In questi giorni nervosi che preparano l’elezione del Presidente della Repubblica è opportuno provare ad uscire dal “totonomi” e dal chiacchericcio social non tanto per comunicare i propri auspici quanto per trasmettere quel che non si vorrebbe.
Nessuno discute della statura di Mario Draghi, né dell’autorevolezza, né dell’ampio consenso di cui potrebbe godere per il ruolo di Presidente della Repubblica; tuttavia non si deve dimenticare che attualmente è impegnato a governare il Paese.
Fossimo in una situazione normale, un Capo del Governo è “fungibile”, come abbiamo visto nel passato recente e meno recente, ma questa non è una situazione normale. La pandemia dà forti colpi di coda, sperando siano gli ultimi, la fiammata inflazionistica e la carenza di materie prime stanno picchiando duro sulla dinamica dei prezzi. Aggiungiamo la curiosa maggioranza di Governo, cioè tutti insieme esclusi Fratelli d’Italia ed il fatto che nel prorogare lo stato di emergenza si governa a colpi di decreti. Ecco, non è una situazione normale e Mario Draghi è stato chiamato a districare questa matassa cercando di tenere insieme l’acqua e l’olio.
E’ facile pensare che la sua eventuale elezione al Quirinale farebbe esplodere quel che già ora si tiene insieme a stento.
Come potrebbe resistere questa maggioranza (l’unica possibile al momento)?
Come potrebbe il Parlamento, con il Gruppo Misto più amplio della storia, garantire la propria stabilità politica?
Davvero si vuole mandare Draghi al Quirinale per costringerlo, come primo atto, a sciogliere le Camere?
Si capisce che il mondo politico sia frastornato, balcanizzato e con prospettive opache, ma davvero si pensa che andare a votare con il Rosatellum nel 2022 possa stimolare d’incanto le magnifiche sorti e progressive che tutti ci auguriamo per l’Italia?
No, decisamente no. E’ opportuna una fase di decantazione. Comprendere gli effetti dell’esplosione dei populisti a 5stelle. Darsi, come forze politiche, l’impegno di costruire una fase Costituente per il 2023, per ricostruire, anche a livello Istituzionale la nostra Repubblica. Magari con una legge Elettorale proporzionale, magari recuperando un po’ di serietà di fronte ai cittadini-elettori, magari abbandonando il clima da rissa tra leader o presunti tali.
Magari…
Ma con Draghi a Palazzo Chigi, almeno questo.
Luca Pellegri