Il Fondo

L’auspicio: una coppia unita non scoppia!

Mattarella-Draghi la coppia confermata potrebbe non scoppiare se Mattarella è consapevole che bisogna mettere mano alla Costituzione e Draghi avverte che rischia di passare con l’accentramento dei poteri come un usurpatore se prima il cambiamento degli equilibri costituzionali non sarà consentito da una riforma costituzionale (presidenzialismo, vice presidenzialismo, elezione diretta del presidente dopo un certo numero fisso di votazioni). Accettando la riconferma Mattarella ha sgombrato definitivamente il campo dalla inclinazione di Draghi per il Colle che gli avrebbe assicurato un settennato di guida ma con un carico di responsabilità connesse alla costruzione della nuova Europa e possibili incompatibilità. L’accoppiata Mattarella-Draghi è il non plus ultra per la nostra affidabilità in Europa e nel mondo, tranquillizza i parlamentari sulla durata della legislatura sottratta all’incognita della formazione di un nuovo governo e dei tempi di insediamento e di operosità quando quelli europei sono ormai strettissimi per assicurarsi la tempestività dei finanziamenti. Certo è diffusa la sensazione dell’impotenza della politica per la divisione tra le forze che la rappresentano e ciascuna al proprio interno, sicchè sono anni che si succedono tentativi di irrobustire l’ossatura costituzionale in contro le spallate antisistema con chiare inclinazioni autoritarie. Sarebbe essenziale di fronte ai trasformismi quotidiani e la mancanza di una visione condivisa, che ci fosse un confronto aperto tra tutti, ben distinto dagli equilibri di governo sempre prevalenti su quelli istituzionali, quest’ultimi abbandonati o bocciati da due referendum che aspiravano ad essere confermativi. Ecco perché col ritorno al proporzionale e ad un ulteriore frammentazione delle forze occorrerebbe abbinare alle politiche l’elezione di un’Assemblea costituente che sciolga i nodi istituzionali che bloccano il Paese. Paradossale che nessuno parli dell’’irrazionalità del taglio di 300 parlamentari, peraltro nella terza votazione effettuato sotto il fuoco amico e prevalentemente a spese del M5stelle dato dai sondaggi dimezzato rispetto al 2018. Il risultato allarmante è che col l’assalto della pandemia, la dimensione richiesta, con una maggioranza di comuni medio-piccoli, non è certo quella dei grandi collegi intorno ai capoluoghi ma quella a rete esemplarmente intuita nella Costituzione con lo Stato delle autonomie (L’itala gente dalle molte vite) ripristinando l’elettività delle province e riprendere così, invertendo l’accentramento in corso, la strada virtuosa delle deleghe contro il neocentralismo regionale!