Opinioni e commenti

Olimpiadi: il senso della Cina per la neve

Fino al 1995 gli sport invernali in Cina semplicemente non esistevano. Oggi, per non arrivare impreparati ai giochi olimpici, il paese conta quasi 800 stazioni sciistiche.
La neve, si sa, crea numerose possibilità di impiego e il governo intende convertire 300 milioni di cinesi agli sport invernali, innescando un nuovo circolo economico virtuoso.
Un Club Med si è felicemente insediato nei territori di Beidahu e Yabuli già dal 2015: lo scorso dicembre le sue tariffe in pensione completa offrivano un forfait (compresivo di equipaggiamento da sci) a prezzi che oscillavano tra i 2.000 e i 3.000 euro a persona, a settimana. Cifre che corrispondono al doppio o al triplo del salario mensile medio degli abitanti di Pechino o Shanghai.
Alla vigilia delle Olimpiadi la Cina dispone di 770 centri per la pratica di sport invernali, ma nel 1996 ve n’era uno solo, e meno di 200 nel 2008. Per intendere la rapidità con cui sono sorte queste nuove strutture, si pensi che dall’aprile 2020 all’aprile 2021 sono state contabilizzate quasi 21 milioni di giornate di sci, praticato nelll’83% dei casi da cinesi sotto i 50 anni e nell’80% dei casi su neve artificiale.
E non importa se appena il 22% delle piste si trovano ad un’altitudine superiore ai 100 metri, perché per i cinesi lo sci non è uno sport che necessita di una certa preparazione atletica, neanche minima: per loro si tratta di un prodotto ludico come tanti, concepito per il puro divertimento.
Quindi gli sport invernali su larga scala sono la conseguenza logica dello sviluppo del turismo interno, che in Cina si diversifica rendendosi più complesso.
L’impresa francese Poma, leader mondiale nella produzione e installazione di impianti di risalita meccanici, nonché fornitrice della telecabina della Grande Muraglia dal 1987, ha già moltiplicato i suoi cantieri ovunque nel vasto paese del Sol Levante.
Finora le catene montuose dell’estremo Occidente cinese hanno visto sorgere 65 stazioni sciistiche, tra le quali alcune sopra i 3.000 metri di altitudine, le uniche adatte a beneficiare di nevicate naturali.
Ma il divertimento non è solo in alta quota: per i giochi olimpici anche l’antico sito siderurgico di Shougang si è trasformato in un vasto spazio verde chiamato “Shougang Big Air”.
La capitale ha poi creato un’apposita ipertecnologica linea ferroviaria a gran velocità, senza conducente, per raggiungere le piste di Zhangjiakou. Questa zona di montagna, a 200 km dal centro urbano di Pechino, è oggi raggiungibile in soli 47 minuti rispetto alle tre ore necessarie in precedenza, perché hanno scavato un apposito tunnel che passa sotto la Grande Muraglia.
Giudicato “insolito” in passato, anche lo sci indoor si sta radicando nel paese, diventando addirittura una specialità orientale. Così la Cina conta già 36 stazioni sciistiche coperte e si colloca sul podio mondiale del settore, piazzandosi davanti a India, Finlandia e Paesi Bassi.
La città di Canton vanta la più grande stazione sciistica coperta del sud della Cina: il Sunac Snow Park, con 56.000 metri quadri di piste innevate capaci di accogliere 3.000 sciatori simultaneamente su 5 piste.
Intanto Shanghai sta ultimando un parco due volte più grande di questo, il Wintastar, nato proprio accanto a quello Disney. E i francesi di Poma, anche stavolta, si sono già presentati per accaparrarsene sia la creazione che la gestione.
Le Olimpiadi, nell’edizione cinese dal 4 al 20 febbraio, avranno la pesante responsabilità di alleviare quella crisi di fiducia in atto da tempo un po’ in tutta la regione Asia-Pacifico, dove nel 2021 sono stati emessi 50,4 miliardi di dollari di obbligazioni societarie ad alto rendimento rispetto ai 63,9 miliardi di dollari del 2020, il valore più basso registrato nell’ultimo triennio.
Se son rose fioriranno, si dice. Ma in questo caso son Giochi, e considerato lo scenario non certo roseo del loro debito pubblico, stavolta ai cinesi non resta altro che giocarsela. Ma davvero bene.