Ci avviciniamo al quinto anno di egemonia parlamentare del Movimento 5Stelle e tutto ciò che ci lasciano come massima espressione politica è il ritorno al medioevo con Di Maio quasi acclamato Statista dai quattro punti cardinali della politica italica…e lui ci crede! In realtà gli apprezzamenti nascondono la caccia ai pochi voti rimasti al Movimento in generale ed a lui in particolare. Il prezzo, appunto, è esaltarne le gesta strategiche seguite alla elezione del Presidente della Repubblica che lo hanno visto assediare l’ex Premier Giuseppe Conte. Da parte degli adulatori l’obiettivo è di espugnare quel poco che è rimasto del regno pentastellato. Da non sottovalutare, però, il modo in cui l’enfant prodige grillino ha gestito il momento del colpo ferale mediatico inferto all’avvocato del popolo muovendosi sul palcoscenico della politica come un attore consumato. Accidenti, vi sembra che il responsabile della Farnesina sia lo stesso ‘esagitato’ che qualche tempo fa esultava convinto di aver sconfitto la povertà nel Paese?! Assolutamente no! Infatti, non c’è più nemmeno l’ombra di quel politico a cui gli elettori grillini avevano consegnato le chiavi del Parlamento…dopo che aveva promesso di aprirlo come una scatoletta di tonno. Sembra che il mentore di Luigi Di Maio sia uno dei più autorevoli democristiani della prima ora che ne cura amorevolmente eloquio e strategie…anche con risultati sorprendenti visto che gli adulatori iniziano a chiamarlo o’statista! Eppure Giuseppe Conte avrebbe dovuto capire che le dimissioni di Giggino del 22 gennaio 2020 da capo politico del Movimento erano state una mossa strategica per essere richiamato a gran voce con poteri assoluti. Almeno questo era il progetto dell’uomo ombra che lo segue passo passo. Ora, l’ex Presidente del Consiglio poteva davvero credere di governare quel che rimane dell’esercito grillino senza fare i conti con quel giovane generale che nella campagna elettorale del 4 marzo 2018 aveva guidato il Movimento alla vittoria espugnando il Parlamento?! Non solo, dimenticando perfino che fu lo stesso ministro degli Affari Esteri a presentarlo al grande pubblico come futuro Premier apparentemente pescato nell’anonimato. Apparentemente, perché i vecchi saggi democristiani già progettavano le mosse e contromosse del giovane pupillo pentastellato con l’idea di farne un vero statista! Fantapolitica? Può darsi, ma l’inversione di marcia sociale da parte del Movimento che fa capo a Luigi Di Maio non è casuale, ma frutto di una lontana strategia. Lontana al punto che sembra clonata dalle migliori mosse democristiane! Solo loro possono preparare Giggino o’statista!
Di Maio o’statista