Opinioni e commenti

A proposito di discriminazione e gender gap

Mettiamo che tu sia impiegata in una media impresa. Mettiamo che ti occupi da qualche anno di ridurre le spese e migliorare quindi i ricavati. Mettiamo che si stia liberando il posto di responsabile contabile e tu hai nel cassetto una procedura che di fatto andrebbe a ridurre (e di molto) le spese fisse della ditta. Così presenti il tuo piano al direttore generale e ti candidi al posto in riassegnazione. Purtroppo però non sei solo brillante, ma sei anche bella. Cosa fa il direttore? Ti invita a discutere del tuo progetto a cena. Anzi, sottolinea sornione che passa a prenderti lui, che non si sa mai cosa accade nel dopocena.
Mettiamo che tu sia la docente di un rinomato liceo, e da anni raccogli consensi da studenti e colleghi per il tuo evidente impegno e per i risultati conseguiti annual mente; si libera la posizione di vicepreside e il dirigente scolastico ti segnala la cosa. Ma siccome tu sei anche una bella donna, il preside pensa bene di segnalarti meglio la cosa nel suo studio, a porte chiuse, con le sue mani sulle tue cosce.
Mettiamo che tu sia la bella praticante neolaureata che lavora (gratis) in uno studio legale il cui dominus è quello che la massa definisce “uomo Alfa”. In studio sanno che stai preparando l’esame da procuratrice e, una sera che tutti hanno già lasciato le scrivanie, il tuo dominus ti invita a trascorrere la serata con lui per ” organizzare un piano di studi approfondito e aiutarti a superare l’esame”, sottolineando che le ripetizioni si svolgeranno non ALLA sua scrivania ma SULLA sua scrivania, tutte le sere che riuscir ete a restare da soli. Anche perché (ribadisce) se tu sarai davvero brava con lui, lui segnalerà il tuo nome ai membri della commissione che ti valuterà.
Mettiamo che tu sia la punta di diamante di un team commerciale della più grande griffe italiana della moda. Mettiamo che hai ricevuto un’allettante proposta da una firma concorrente e informi il tuo direttore che presto lascerai l’azienda. Ma siccome sei bella, affascinante e sempre gentile, il tuo direttore ti propone -subito- un raddoppio netto di stipendio purché tu rimanga con lui, e ti dimostri talmente grata da provare (sdraiata) la morbidezza del nuovo divano nel suo ufficio, che lui ti invita subito a provare. A porte chiuse.
Questi esempi non sono inventati. Anzi, in realtà questi non sono nemmeno esempi, ma racconti collezionati da donne di diverse età e diversi ambienti, tutte però accomunate da un dato oggettivo: sono donne belle.
E non facciamo i perbenisti scandalizzandoci per l’utilizzo del termine “belle”. Nell’accezione comune sappiamo tutti cosa è bello e cosa non lo è. Così come tutti sanno definire una bella persona , maschio o femmina che sia, da quella che non lo è.
Quindi, queste belle donne sono tra noi. Lavorano e si impegnano come le altre, come tutte le altre, ma davanti al successo meritato trovano sempre (sempre) le avances moleste degli uomini che si frappongono tra il raggiungimento dei propri obiettivi e la rabbia latente di maledirsi ogni volta che si guardano allo specchio.
Signore (e signori) il maschilismo è questo: la prevaricazione costante dei maschi sulle donne che più desiderano e non hanno. La perdita di ogni ritegno davanti a un essere di sesso femminile che meriterebbe molto, ma che per averlo deve compiacere, e non solo produrre, non solo conseguire risultati, non solo ambire al meglio. Perché troppo spesso, purtroppo, il “meglio” viene solo dopo il letto.
Dunque, a ragione veduta, se il prezzo di tali fatiche fosse quantificabile, allora si potrebbe affermare che le donne sono costantemente e spudoratamente sottopagate.
Tutte le donne, comprese le meno belle. A loro è riservato altro trattamento, forse peggiore: quello della trasparenza. Ma questo è un altro (triste) discorso.

 

Lucia Abbatantuono