Il Fondo

Ora un negoziato di alto profilo

Temo che l’Ucraina sia diventata la vittima sacrificale degli Usa, dell’Unione europea e della Nato, cioè di stati e forze militari di cui siamo alleati.
Non vogliono sfidare Putin se non sul piano delle sanzioni. Eppure che, se anche durissime, saranno efficaci solo su nel lungo periodo quando la popolazione ucraina sarà stata fatta passare per le armi e il fuoco.
L’errore, temo tragico, è di non assoggettare Putin al suo stesso ricatto (la terza guerra mondiale), cioè di usare la sua stessa arma (propagandistica) per piegarlo – com’è inevitabile a parità di potenza di fuoco – a un negoziato serio e generale.
Bisogna chiarire una volta per tutte che ai tavoli deve sedere da un lato la Federazione russa (cioè Putin, che nelle sue manie imperiali non è diverso dagli zar) e, dall’altra, l’Unione europea e Nato. L’Ucraina deve essere lasciata in pace, difesa e protetta stabilendo oneri pesantissimi a carico di Mosca per il tentato genocidio del suo coraggiosissimo popolo.
Inutile coprirsi con l’ipocrisia. Dobbiamo ripensare l’equilibrio andato in frantumi con la fine della guerra fredda.
Il che comporta riconoscere all’Urss il suo ruolo di grande potenza, accogliere un po’ della sua (purtroppo storicamente infinita) domanda di sicurezza confinaria, concordare processi avanzati di disarmo e anche forme di collaborazione.
Il negoziato deve essere un cahier estesissimo per avviare un processo di pace non affidato a colpi di mano e ad aggressioni come quelle scatenate dal Cremlino contro uno Stato ed un popolo libero e pacifico .
Tutto ciò presuppone una cosa difficilissima: cioè che l’Europa sia una forza politica e militare, abbia una politica energetica. fiscale e sanitaria propria.
Mi pare inutile illudersi sul prolungamento nel tempo del miracolo (la marcia comune dei paesi dell’Unione europea ) al quale stiamo assistendo in questi giorni.
E’ facile essere profeti. Tutto si spezzerà, ne ce ne sono già i primi segni, quando si tratterà di decidere le quote (per singoli pesi) di accoglienza dei profughi ucraini, le spese, i rimborsi (per esempio alla Polonia), le reazioni sul come coprire l’estrema esposizione dell’Italia al gas e all’energia russe (rispetto a quella più contenuta della Germania e della Francia, per esempio).
In secondo luogo, bisognerà rendersi conto che gli Stati Uniti con Biden (uscito con le ossa rotte dall’Afghanistan) giocheranno la carta di un progressivo isolamento. La Russia ha i confini vicini all’Europa e lontani da Washington.
Biden ieri ha offerto come una grande politica un minuscolo sacrificio. Mi riferisco all’azzeramento delle importazioni di gas e petrolio da Mosca. I giornali italiani tacciono sul fatto che si tratta di una quota minima, ridicola. Con quale faccia Washington può pretendere che questa debba essere la linea di condotta anche dei paesi europei?
Dunque, anche i vecchi termini delle alleanza in ambito occidentale vanno ripensati, cioè ridefiniti. Ma il primo atto che Bruxelles deve fare è esattamente quello che si ostina a rifiutare con i pretesti di un’ottusa e imbelle burocrazia.
L’Ucraina va cooptata immediatamente nella comunità europea. Ne va informato il Cremlino e, a partire da questo passo, mettersi di buona lena a ripensare confini, sicurezze, traffici, rapporti. Non per cedere di un millimetro all’Armata rossa, ma per ricacciarla indietro, farle pagare il fio di essere un esercito criminale, e rinegoziare forme di convivenza e collaborazione che rendano impossibili violazioni di confini, attentati alla sovranità e all’indipendenza dei singoli Stati, nevrastenie neo-imperialistiche.
Siamo diversi da Putin, dobbiamo restare tali, ma non c’è ragione di chiudere gli occhi e far finta che la Russia sia una grande, micidiale, potenza con cui si debbono fare i conti
Diversamente si dica chiaro e e tondo che, insieme a Putin, siamo anche noi (popoli e stati occidentali) a lasciar compiere il genocidio di Kiev e l’assassinio su strade e autostrade di milioni di ucraini in fuga dall’ultima mossa barbara dell’orso sovietico.

 

Salvatore Sechi
Ordinario di Storia Contemporanea