Cultura

Violenza giovanile: più socialità e più politica

Roma, Milano, Bologna e ancora molte altre sono le città assediate dalla violenza giovanile. Bande di giovani teppisti che prendono il controllo di piazze e strade, mettendo a soqquadro le vie della movida, malmenando la gente ed inneggiando al crimine.

 

Dati

I primi mesi del 2022 confermano un trend di reati minorili in crescita, a metterlo nero su bianco e l’ultimo report del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia. 

Crescono del 10 % i minori denunciati o arrestati (circa 25.000 nel 2021), crescono fino al 20% i reati di lesioni personali, danneggiamento, minacce, omicidio doloso, rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

«In Italia non abbiamo il fenomeno delle banlieue e non ci arriveremo. Ma se puntiamo tutto sulla repressione arriviamo tardi e abbiamo già perso. Non possiamo né militarizzare le città né mettere il coprifuoco. Qui si tratta di mettere a punto un sistema di rete con tutti gli attori in campo», dice Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia.

 

Responsabilità

Andare in fondo al disagio giovanile è difficile, se non impossibile. Ciò anche perché la società liquida ha alimentato la complessità nell’individuazione di elementi comuni e catalizzatori di una gioventù messa a repentaglio dall’egoismo egemonico della gerontocrazia. E’ certo, però, che è possibile ragionare attorno ad una mancanza di capisaldi, gli stessi che hanno riguardato le vite di molti di noi.

La scuola ha la responsabilità di essersi defilata dal ruolo educativo. Nel carrozzone della pubblica amministrazione gli insegnanti si limitano ad riempire di concetti le teste dei discenti, senza occuparsi della formazione umana dei cittadini; eppure i giovani trascorrono tra i banchi il maggior numero di ore e gran parte della gioventù.

Le famiglie, impegnate nel lavoro e nella fatica di sostenersi economicamente, hanno la responsabilità della mancata educazione dei figli. Oggi l’istituzione famiglia conosce le difficoltà dei genitori single, del lavoro precario, delle tasse e del costo della vita sempre troppo alto. Un mix di problemi socio economici che si riflette sulla struttura interna dei nuclei umani e che, nello sfinimento delle giornate, genera indifferenza, apatia, bisogno di contatto umano ma non certo di ascolto, comprensione e disciplina.

La televisione ed i telegiornali hanno la responsabilità di raccontare sempre e solo la violenza, anche nei suoi dettagli minuziosi. Sono pochi i programmi rivolti ad un pubblico giovane, e di questi sono ancor meno quelli che ripropongono modelli positivi e da emulare.Le piattaforme streaming, invece, hanno la responsabilità di riproporre serie infinite di violenza.

La Politica, che ha lasciato i giovani a se stessi ed all’uomo l’impossibilità di una visione sociale nuova, diversa o possibile, ha la responsabilità di essersi venduta ai poteri forti ed al circo mediatico. Sono pochi i politici e molti i personaggi della politica.

Resta solamente la chiesa – con i suoi 2000 anni di storia ed errori – a difendere l’amore verso il prossimo. Ma nella società attuale, dove la morte non è contemplata, l’idea di vivere in comunione fraterna sembra un’idea da hippie.

Le responsabilità, dunque, sono molte e diffuse. <

 

Che fare?

I giovani, oltre alla libertà, hanno bisogno di socialità positiva. Associazionismo, volontariato, sport e molto altro ancora che né la famiglia, spesso per ragioni economiche, né la scuola, per ragioni di didattica, riescono a dare.

Serve dunque la politica, quella capace di coinvolgere e generare il cambiamento. Servono le organizzazioni di cittadini capaci di pensare ed attuare programmi formativi di coinvolgimento e partecipazione. Servono assessorati per i giovani, la cui realtà incida sulle ore extrascolastiche della gioventù italiana.

Serve attenzione, ascolto e pratica.

Non servono soldi, serve buon senso e voglia di fare qualcosa per i giovani.

Serve dare un senso ed un’azione a questa nuova modernità da fine del mondo dove, ad un passo da disastrosi cambiamenti climatici, la legge del più forte sembra migliore delle parole.

Serve un senso maggiore di comunità e di attenzione verso il prossimo. 

 

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