Opinioni e commenti

Economia e entomologia

Ormai molti anni fa, quando dirigevo un piccolo giornale dell’area milanese (Liberal news) ebbi l’occasione di intervistare, insieme ad Aulo Chiesa, attuale editore di Biblion, l’economista Michele Salvati che, mi perdonerà se lo cito, ci disse noi economisti spesso lavoriamo come gli entomologi, gli uomini per noi sono come insetti (niente virgolette, perché la citazione è a memoria).
Questo concetto mi è tornato prepotentemente alla mente quando ho incontrato un fraterno amico, proprietario di impianti sportivi, che in un attimo di sconforto mi ha raccontato le sue peripezie finanziarie e soprattutto burocratiche dovute alla pandemia e al caos di decreti e bonus e cartelle esattoriali rimandate e poi arrivate, che aveva portato molti suoi colleghi alla chiusura e lui allo sfinimento e a una situazione economica tale da avere riflessi sulla situazione familiare e soprattutto nei rapporti con le istituzioni e la politica.
Questa riflessione non vuole essere ne retorica, ne populista, vuole semplicemente ricordare che nel descrivere le cifre del PIL, dell’andamento finanziario, dell’occupazione, degli stipendi, mentre facciamo tabelle, istogrammi e previsioni, ci dimentichiamo l’impatto umano e sociale che l’attuale situazione, derivante dalla pandemia e dalla criminale guerra di Putin, sta avendo sulla popolazione.
La sottovalutazione dei fenomeni sociali ci porta a non vedere spesso la sensazione di frustrazione e di totale sfiducia che sta crescendo in tutte le classi sociali.
Negli ultimi due anni non è vero che c’è stato un impoverimento generale, c’è stato qualcosa di peggio: un aumento forte delle diseguaglianze; in questo periodo ci sono stati arricchimenti, basti pensare ai superprofitti delle società energetiche, di vendite on line, di piattaforme di streaming, di food, etc., e nel contempo un forte impoverimento della classe media, che con l’aumento dell’inflazione rischia di essere travolta e un aumento della povertà tout court.
Questo aumento delle diseguaglianze che ha un forte impatto non solo economico, ma sociologico e di status (che a sua volta ha creato problemi di carattere psicologico che non vanno assolutamente banalizzati), sta portando ad una rottura dell’equilibrio tra mercato e democrazia che rischia di travolgere il sistema democratico come noi lo conosciamo.
La narrazione corrente di un Paese che ha ripreso a crescere e quindi di un ottimismo di facciata si scontra prepotentemente con la realtà.
Questo contrasto e l’incapacità della classe dirigente di immaginare un modello di mercato in cui l’intervento pubblico serva a rendere il livello di diseguaglianza accettabile rischia di creare una miscela esplosiva.
L’incapacità della classe dirigente diventa palese quando si rifiuta di prendere atto di due realtà: il famoso whatever it takes, che tradotto voleva dire investiamo anche in debito, purchè in settori dove il debito diventa produttivo, non si è realizzato, continuando con la politica dei bonus , che oltre a creare una superfetazione burocratica sta creando debito improduttivo e questo è sicuramente dovuto alla totale incapacità di mettere mano a riforme strutturali: sul sistema della PA, sul fisco, sulla giustizia, nel settore delle authority, nelle rendite parassitarie e ad una riflessione sui rischi e le opportunità della intelligenza artificiale nel campo del lavoro.
Qui si misura il fallimento della politica e del governo Draghi, fallimento che si può anche misurare nella gestione del PNRR, che doveva essere il volano economico e nello stesso tempo l’occasione delle riforme strutturali.
Un PNRR mal gestito e non rivisto alla luce di quanto sta avvenendo rischia di essere un nuovo strumento di indebitamento.
Quali possibili soluzioni indicare per evitare la crisi sociale che può travolgere il sistema istituzionale?
La prima indispensabile riforma è quella istituzionale che metta insieme rappresentanza e forte potere della politica sulle lobby: un esecutivo eletto direttamente (repubblica Presidenziale?) un Parlamento proporzionale e un contrappeso di democrazia diretta (referendum propositivo), riforma che deve servire alla politica per riequilibrare le storture di un mercato che senza il contrappeso della politica ci sta portando ad una forte diseguaglianza sociale pericolosissima.
Solo se la politica sarà forte in un contesto istituzionale chiaro si potranno mettere in cantiere le riforme strutturali che servono al Paese per una economia di mercato che metta insieme meriti e bisogni.
Per cui lo sforzo principale per una politica attenta è la riforma istituzionale, che diventa assolutamente propedeutica a tutto il resto, riforma che si aspetta ormai da 40 anni, su questo tema si misurerà la capacità della classe dirigente di capire in tempo il piano inclinato dove sta andando e rapidamente mettere in atto soluzioni adeguate.
La capacità di cambiare lo scenario economico e strutturale si avrà solo se la politica avrà strumenti forti e chiari di governo per battere lobby varie, la criminale guerra di Putin rende ancora più urgente questa scelta insieme ad uno sguardo ad una politica europea energetica, economica, diplomatica e militare che potrà vedere l’Italia protagonista solo se in grado di affrontare questa indispensabile riforma-

 

Alessandro Palumbo

Presidente Centro Studi Morris Ghezzi