Se potesse il 20% dei medici ospedalieri lascerebbe le corsie domattina, ma mediamente solo al 5% riesce questa impresa! La ragione principale è quasi sempre il vil denaro, per questo se si vuole arginare l’esodo bisognerebbe investire di più e soprattutto nobilitare una professione che ha perso considerazione da parte delle ASL e conseguentemente dei pazienti…salvo quando non stanno per tirare le cuoia e si raccomandano agli ospedalieri come l’ultima speranza di salvezza! Mi permetto di fare una particolare menzione a favore dei professionisti che operano nei reparti di pronto soccorso e di emergenza-urgenza, dove emergono prepotentemente una scarsa valorizzazione economica e pochi sbocchi di carriera: due elementi fondamentali che sono all’origine dell’esodo dei camici che operano in quella zona grigia fra territorio ed ospedale che si chiama118. Insomma, sul tema della valorizzazione professionale i medici hanno iniziato a lasciare in modo sempre più preoccupante i reparti già da anni e nulla è stato fatto per frenare una fuga che ora sta mettendo a dura prova quel sistema che oltretutto è responsabile del blocco dei contratti contribuendo notevolmente al numero degli addii da parte del personale sanitario. Ma una volta salpato dal porto della sanità pubblica dove sbarcano questi professionisti?! Beh, una parte sembra approdi alla medicina territoriale, altri alla specialistica ambulatoriale ed altri ancora pare siano diventati medici di medicina generale o pediatri di libera scelta. In breve il conto che stiamo pagando oggi origina soprattutto dalle fughe dai reparti di medicina interna ed anestesia e rianimazione. Riassumendo i medici che si licenziano dall’ospedale cercano orari più flessibili, ma anche maggiore autonomia professionale e valorizzazione delle loro competenze, oltre che una vita privata che non sacrifichi del tutto la famiglia. Pensiamo, per esempio, solo ai turni disagevoli che non consentono alle donne di dedicarsi ai figli come vorrebbero! Voglio dire che le motivazioni della fuga dagli ospedali non sempre sono riconducibili alla remunerazione, ma anche alla mancata applicazione del Contratto Collettivo firmato a fine 2019 e scaduto lo scorso anno. A tutto questo se aggiungiamo la traumatica esperienza di aver gestito le ondate pandemiche senza poi assistere a un reale investimento nella sanità pubblica…si è definitivamente tolta ogni speranza di cambiamento! Dulcis in fundo una burocrazia talmente stringente che impegna i medici per la maggior parte del loro tempo lavorativo si è aggiunta prepotentemente ed ha contribuito ad esasperare la categoria. Come sempre, però, Il conto più salato lo paghiamo noi pazienti; infatti, non abbiamo più una assistenza adeguata e per salvaguardare la nostra salute siamo costretti a ricorrere alla sanità privata. E chi non può permettersi questa soluzione? Beh, sarà inesorabilmente obbligato a girare come uno zombi da un ambulatorio all’altro senza ottenere assistenza dignitosa.
