Ormai è evidente a tutti che la democrazia italiana sta vivendo una crisi profonda. Il voto del 25 settembre con la vittoria dell’estrema destra lo dimostra in modo inequivocabile. Le radici della crisi tuttavia sono lontane nel tempo. Appena approvata la Costituzione il deputato socialista Lelio Basso si recò da Palmiro Togliatti con un disegno d legge sui partiti politici. Il segretario del PCI strappò il testo e disse: Non se ne fa nulla! Il motivo per cui l’Italia non dispone di una legge sui partiti politici, unico paese tra le grandi democrazie in Europa è che i partiti sono stati ampiamente finanziati dall’estero. Non è un mistero che la CIA abbia finanziato per più di quarant’anni la DC e il PCUS il Partito Comunista Italiano. Di questo me ne ha dato ampiamente conferma Massimo D’Alema. Agli altri partiti sono giunte poche briciole mentre sono state finanziate le scissioni che hanno dato origine al PSDI dagli americani e del PSIUP dai sovietici. Il finanziamento del PCUS al PCI è finito durante la segreteria di Berlinguer avendo egli compreso che implicazioni aveva tale fatto. La mancanza di trasparenza sulle risorse economiche dei partiti ha dato origine a tangentopoli nel 1993 con le conseguenze che tutti conosciamo. Orbene la nostra democrazia si definisce democrazia rappresentativa perché ai partiti è attribuito il compito di rappresentare i cittadini nelle istituzioni. Ora questo delicatissimo compito deve essere regolato, l’assenza di regole produce danni devastati. Il continuo modificare le leggi elettorali ha dimostrato una situazione di instabilità democratica con le implicazioni che tutti possono immaginare. Con il crollo dei partiti per tangentopoli è venuto meno anche il ruolo di formazione delle classi dirigenti dei partiti, così l’accesso alle istituzioni è fatto da persone prive di una adeguata formazione culturale e della necessaria esperienza amministrativa. Insomma è avvenuto l’assalto alle istituzioni di arrampicatori sociali per ottenere notorietà e ottimi compensi. Per la democrazia italiana è dunque necessario ripartire dai partiti e dal loro ruolo nella società italiana. L’articolo 49 della Costituzione recita: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Orbene l’associazione presuppone regole statutarie ben precise, una democrazia interna e una trasparenza negli atti ed anche la personalità giuridica, ovvero i partiti devono essere soggetti attivi e passivi di diritto. In Parlamento esiste un partito che da ben ventuno anni non fa un congresso, si chiama Forza Italia. E’ questa democrazia? Nessuno se n’è accorto? Questo dimostra come i politici pensino di essere sopra la legge, ma in una vera democrazia la regola è SUB LEGE LIBERTAS ! Concludendo non possiamo non rilevare che fondatamente molti sostengono che l’attuale legge elettorale è chiaramente incostituzionale. Infatti una parte dei parlamentari eletti nei collegi uninominali non sono espressione dei cittadini, ma dei partiti che sono un’altra cosa, soprattutto se privi delle necessaria democrazia interna. Concludendo non possiamo non rilevare che la vera rivoluzione democratica parte dall’attuazione dell’art.49 della Costituzione che presuppone regole chiare per i partiti che sono lo strumento di partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Senza regole i partiti sono strumenti di persone e organizzazioni per la tutela di interessi soggettivi e particolari . Norberto Bobbio, diceva: “La destra tutela interessi, la sinistra afferma principi“. Orbene se vogliamo che in Italia ci sia ancora una sinistra dobbiamo affermare il principio che nessuno è senza regole, nemmeno i partiti il cui compito è rappresentare i cittadini ch’è l’essenza di una vera ed autentica democrazia rappresentativa.
Fabrizio Ferrari
Università di Padova