Agorà Socialista

Aldo Repeti
La destra ha vinto! La sinistra ha perso! E il PSI?

La crisi di Governo del 20 luglio scorso ha fatto propendere il PSI subito per la presentazione della lista fra PD, Articolo 1, Demos e PSI nel segno del PSE, accantonando le altre due ipotesi lasciate sul campo dall’esito congressuale.
Una scelta non assunta dagli organismi del partito. Non dal Consiglio Nazionale appena eletto al Congresso di Luglio e mai convocato fino ad oggi, né tanto meno dalla Direzione o Segreteria del partito che non sono state ancora elette dopo il congresso.
Convocare e definire gli organismi, come sarebbe stato necessario e doveroso, avrebbe consentito di seguire le evoluzioni quotidiane dei fatti e metterci nella condizione di una valutazione compiuta dei cambiamenti intercorsi ed analizzare le possibilità sul campo, come coerentemente e correttamente ci ha ricordato il direttore Mauro Del Bue nel suo articolo “C’erano altre strade..”. Avrebbe consentito al segretario il supporto di un organismo democraticamente eletto.
Al dunque la scelta fatta, per come è evoluta, è stata contraddittoria e con esito fallimentare.
La presentazione del simbolo: “PD-Italia Democratica e Progressista” ha dimostrato una profonda discrasia fra “dichiarazione di intenti” e “realtà fattuale”. Il simbolo presentato non aveva alcun riferimento al PSE. E non vi è stato alcun riferimento alla partecipazione del PSI a questa alleanza.
Intere Regioni si sono presentate al voto senza una candidatura socialista. Il gruppo dirigente del PD ha cannibalizzato collegi uninominali, garantendo solo DEMOS che ha eletto ed Articolo 1 che ha eletto, relegando il PSI ai collegi uninominali perdenti. Ma anche nei collegi plurinominali, salvo rare eccezioni e con collocazioni dubbie, il PD ha garantito i suoi e gli altri alleati, Articolo 1 anche qui ha eletto.
Ha talmente cannibalizzato oppure abbiamo fatto un accordo talmente al ribasso, che non abbiamo garantito presenze socialiste nemmeno in posizione di sicura ineleggibilità, ma che avrebbero legittimato la nostra presenza e permesso di trainare il voto dei socialisti. Nel 2018 con la lista Insieme avevamo il nostro simbolo e candidati socialisti.
Ci è stato spacciato per sicuro il posizionamento al secondo posto nel plurinominale del Lazio, dove si presentava il nostro segretario, ed abbiamo visto quanto fosse sicuro. A noi un secondo posto per il segretario nazionale, ad Articolo 1 e Demos posti in prima fila!
Quindi nel ventilato progetto PSE hanno trovato garanzia Articolo 1, ovvero fuoriusciti dal PD, e Demos ovvero la rappresentanza cattolica. Il PSI, fondatore del PSE, non è stato garantito, anzi umiliato.
Ma anche come proposta politica di governo del Paese questa scelta si è rivelata vuota e senza respiro.
Questa incapacità è di esclusiva responsabilità del PD, facile e giustificatorio dare la colpa agli altri!
Il PD si avvia ora ad una “rigenerazione” che ancora si sta sviluppando in modo artefatto ed ambiguo: scioglimento, costituente, alleanza strategica col M5S, conferma del progetto Italia Progressista e Democratica. Il tutto ancora centrato sulla salvaguardia di una classe dirigente sconfitta che cerca di dare soluzioni salvifiche senza più la credibilità necessaria.
In un contesto in cui l’unica cosa certa emersa è l’OPA ostile lanciata da Conte sul PD. Per cui indirizza la scelta della leadership in quel partito subordinandone la possibile alleanza.
Un partito di Conte che, da populista qualunquista e spregiudicato, cavalcherà il disagio sociale del Paese che emergerà sempre più a causa della crisi economica in cui siamo. La cavalcherà per inasprirla e brandirla con la sola finalità di aumentare il proprio consenso senza capacità di incanalarlo in una logica di governo ed una visone di prospettiva del Paese.
E questo alimenterà l’atavica esigenza del PD di ragionare e muoversi per “non avere nemici a sinistra”.
Quindi quale orizzonte presenterà questa “rigenerazione”? L’impressione prevalente che ancora una volta la discussione si centrerà sull’esigenza di una alleanza col partito di Conte, abbandonando ogni analisi che dovrebbe vedere quel partito interessato a capire come recuperare, attraverso una proposta di governo, quei voti oggi posteggiati nel populismo facile. La necessità di comprendere quale identità avere e chi rappresentare dovrebbero essere elementi cardine di ogni analisi. Ma prevale ancora la “lotta di potere” per sostituire leadership logore, con la necessità di auto conservarsi in una spirale di accordi sulla base di sommatorie algebriche prive di politica e prospettiva.
Questa riflessione non deve lasciare indifferente il PSI.
In questa campagna i socialisti hanno rinunciato al proprio simbolo, nonostante si sia entrati in Congresso esaltando i risultati amministrativi dove lo avevamo presentato. Sono stati umiliati nella composizione delle liste elettorali. Sono apparsi esecutori delle vendette di Letta!
Non sono stati partecipi di un progetto di governo (Letta ha chiarito l’ovvio ovvero che con Fratoianni e Bonelli non avrebbe governato essendo una semplice alleanza elettorale), la stessa ventilata ipotesi di alleanza con riferimento al PSE si è rivelato una foglia di fico talmente minuscola da essere dimenticata nel giro di una giornata.
SI sono prestati solo al garantire il primato del PD che peraltro è clamorosamente mancato.
Le lancette dell’orologio sono state riportate al 2008.
A quando cioè Veltroni negò l’apparentamento al PSI preferendogli l’Italia dei Valori di Di Pietro, costringendo il gruppo dirigente di allora a presentarsi in autonomia sia al Senato che alla Camera con nostro simbolo e Boselli indicato come possibile premier.
L’esito fu catastrofico: 0,9% ed uscita dei socialisti dal Parlamento.
Passammo cinque anni fuori dalle istituzioni con notevoli difficoltà economiche che minavano la nostra sopravvivenza.
Fu fatto un lavoro lento e complesso che ci portò alle scelte del 2013 prima e poi del 2018 in cui ci siamo rigarantiti presenza autonoma in Parlamento grazie a politiche di alleanze.
Oggi siamo tornati al 2008: fuori dal Parlamento! Senza la dignità che il 2008 ci garantì. Allora vi erano le condizioni di ricostruire essendoci presentati col nostro simbolo. Oggi siamo scomparsi dentro il simbolo del PD:
Occorre cambiare. Ritenere ancora funzionale la lista Italia Democratica e Progressista, una proposta che è stata bocciata nelle urne, sarebbe incomprensibile.
Il PSI deve definire l’ambito di azione politica, i temi su cui vuol caratterizzare l’essenza dei valori e dei principi storici del socialismo democratico e riformista nella nuova realtà sociale con cui dobbiamo fare i conti.
Non un generico quanto vuoto “tornare tra la gente” ma un concreto “andare tra la gente con idee chiare e proposte su cui costruire un consenso duraturo e sostanziale”. E per fare ciò occorre avere la capacità di mettersi in gioco, rinnovare un gruppo dirigente che affondi anche nelle istanze della realtà della propria componente giovanile.
Evitare di arroccarsi in modo autoreferenziale.
Occorre un nuovo congresso vero, anche lungo, ma di confronto serrato e senza finzioni, che ci permetta di leggere e capire sia la società che il quadro politico consegnato dalle elezioni e di uscire dalla inutile autoreferenzialità per porci nella condizione di incontrare e confrontarci con chi riusciamo a condividere comunità di intenti e di visione.
Dobbiamo rigenerarci nel campo aperto, senza porci obiettivi materiali nell’immediato, come la conquista di un posto al Parlamento Europeo purchessia. La soluzione non è andare a rimorchio di chi pensa che la politica sia solo l’applicazione scarna di una sommatoria algebrica per conquistare il potere.
Anche il PSI, nel suo piccolo, deve uscire dalla liturgia delle riproposizioni per definire quale identità avere, chi vuol rappresentare. Il socialismo democratico e riformista o è dinamicità, comprensione delle evoluzioni, soluzione a problemi applicando i principi ed i valori della solidarietà e della giustizia sociale, oppure è altra roba!
Questi 5 anni di traversata del deserto dovranno rigenerarci e, sulla base delle idee e dei progetti che metteremo in campo potremo incontrarci sia con quanti ancora si professano socialisti nella società, ma che hanno fin qui evitato di votarci anche quando abbiamo presentato il nostro simbolo e quanti non appartenenti alla nostra tradizione condividono con noi la visione del futuro del nostro Paese. Non possiamo prestiamoci ad operazioni di facciata che restituiscano, a taluni, improbabili quanto inutili verginità politiche da spendere per l’occupazione di caselle istituzionali. Non serve ai socialisti, non serve al Paese!
Chi meglio delle nuove generazioni può esserci di stimolo e supporto? Abbiamo la fortuna di una componente giovanile vitale, investiamoci senza metterci il cappello, senza condizionamenti, senza supponenze e senza pretese di superiorità.
Da una sconfitta può nascere una grande vittoria. Ma per conseguirla occorre costruirla con uomini e donne che vogliano impegnarsi e che siano convinti, con la sostanze delle proposte e con le idee. Non certo con gli arroccamenti o con l’autoreferenzialità! O peggio facendo finta che con queste elezioni non sia accaduto niente!

 

Aldo Repeti