Il Fondo

Ippocrate non era un medico gettonista

Di https://wellcomeimages.org/indexplus/obf_images/d4/27/b8d6aa5317b3fe4139d630fa7767.jpgGallery: https://wellcomeimages.org/indexplus/image/L0016950.htmlWellcome Collection gallery (2018-03-23): https://wellcomecollection.org/works/asvckf75 CC-BY-4.0, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35980180

Il giuramento di Ippocrate oggi ha cancellato il ricordo del presunto incendio del Tempio di Asclepio, dove la leggenda narra che il noto medico ne uscì di corsa portando con sé le tavolette con il ‘protocollo’ sacro di come curare le persone. Una leggenda, appunto, perché lo scienziato già si avvaleva di metodi curativi come la diagnosi, la terapia e la prognosi basati esclusivamente sui fenomeni fisici…altro che protocollo! Questo, scelleratamente, è stato messo a regime nell’epoca che viviamo; probabilmente trafugato dalle dirigenze sanitarie che montate in sella alla motocicletta del tempo sono tornate nel Tempio di Asclepio prima che prendesse fuoco e si sono ‘arrubbate’ le magiche tavolette pensando di poter limitare la professione dei camici bianchi e quindi diminuirne lo stipendio. Ma a parte questo episodio controverso, peraltro tutto da dimostrare, per capire il fenomeno dei medici gettonisti assoldati dalle cooperative lèggiamo insieme qualche passaggio del giuramento di Ippocrate che i neolaureati si impegnano a rispettare quando viene loro rilasciato il prestigioso documento:
‘Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento; di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario; di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente; di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione’.
Ora non sappiamo se a livello professionale sia moralmente giusto andare a lavorare per il sistema sanitario nazionale, licenziarsi e tornare allo stesso posto di prima con l’etichetta sul taschino ‘medico cooperatore a gettone’, per giunta con una paga molto più alta prestando la propria opera due giorni a Catania, quattro a Livorno ecc.. impostando cure e prescrizioni sulla lettura frettolosa di una cartella clinica. Ma la domanda che ci poniamo, tornado a Ippocrate, è se tutto ciò sia etico! Si, vabbè, ma siamo in emergenza e ‘in guerra e in amore tutto è permesso’; perdonate la metafora però la situazione che si è venuta a creare è talmente surreale che ci viene da pensare se sia stata tradotta bene la parte del giuramento che cita: di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario. Adesso è vero che a questo mondo ci sta tutto, ma per quanto vogliamo essere creduloni secondo noi Ippocrate non era un medico gettonista che trafugava le tavolette dal Tempio di Asclepio…seppur in fiamme!